OSI, 46 licenziamenti a breve?

Saranno contenti quei legaioli che chiamano il Museo di Etnografia “il museo delle carabattole”, o quelli per cui l’OSI è un inutile orpello per radical chic. I tagli della SSR vanno ora a colpire pesantemente anche il Ticino. I 46 musicisti dell’OSI hanno ricevuto dalla fondazione una disdetta cautelativa.

Ciò che lascia perplessi è che un paese ricco come la Svizzera non sia in grado di mantenere questi servizi, che non si possono definire d’élite. L’OSI è un’ambasciatrice all’estero della nostra cultura, della nostra eccellenza, e un violinista ha lo stesso valore di un ferroviere.

Sarebbe bello vedere scendere in piazza anche i musicisti dell’OSI, regalarci un meraviglioso concerto in Piazza Governo, lasciare le loro note trafiggere i cuori della nostra politica, perché riesca a fare pressione sull’ente radiotelevisivo, cofinanziatore dell’orchestra, che ora ritira il suo contributo. Ridono, certi leghisti, perché la kultura subisce un altro colpo: senza capire che è la cultura a tenere legato un paese. Quella cultura anche locale che sbandierano ogni domenica, e che non è solo dialetto, luganighe e formagelle. Dimenticano che la cultura sono posti di lavoro.

Siamo usciti pochi decenni fa dalle paludi del piano di Magadino, ci siamo evoluti come anfibi e oggi il Ticino ha eccellenze che solo 70 anni fa si sognava. Adesso in nome di un risparmio bieco e triste, fatto spesso sulle spalle dei meno abbienti, distruggiamo tutto ciò che abbiamo creato. Musicisti, ticinesi, che si troveranno martedì 29 novembre all’auditorium della RSI per discutere del loro futuro, se un futuro avranno.

46 musicisti valgono, dicevamo, come 200 operai delle officine. Ed è strano che la reazione a queste cose sia solamente popolare. O ti smuovi tu o nessuno prende le tue difese. La politica tace, di un silenzio che fa male alle orecchie, soprattutto perché si parla di musica. Sarebbe bello sentire altre melodie, sentire le note di una riscossa, di un orgoglio, e invece sembra solo di sentire il fischio del vento nelle strade deserte.

Fatelo gente dell’OSI, vi prego regalateci la vostra musica, scendete nelle piazze, fateci capire cosa stiamo perdendo. Solo voi avete questo potere. Fate che un giorno, prima di Natale, vada assorto con la borsa della spesa e senta la Suite per arpa opera 83 di Britten fare capolino come un germoglio tra i vicoli di città vecchia a Locarno, o l’ouverture del Guglielmo Tell di Rossini rimbombare tra le colonne di granito dei portici luganesi.

Fateci capire che la vostra dignità vale quella di un operaio. Fateci capire cosa stiamo perdendo. Fateci soprattutto ricordare che OSI vuole dire: Orchestra della Svizzera Italiana.

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