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Ave o Maria, ma quanto sei brutta

Sono certa di vantare un primato. Quello di possedere la statuina di Maria con la faccia più brutta di tutta storia del presepe. Ogni anno la estraggo dalla scatola e ogni anno la guardo così, con un misto di affetto e di perplessità, e penso: ma in fondo dove sta scritto che la madonna era bella? Magari era brutta, magari era storpia, magari era mal vestita, magari era imbranata, magari mi assomigliava. Ed è così che mi piace pensarla: umana, una donna normale, una di noi, difetti, rughe, cellulite e insicurezze comprese. E non una Barbie da presepe con occhi azzurri, capelli biondi, vestitino immacolato, perfetta come se fosse appena tornata da una seduta dall’estetista. Perciò propongo di fondare il fronte di liberazione dalla bellezza stereotipata delle madonne da presepio e di metterci la mia Maria come testimonial. Sarebbe un inno a tutte le donne normali, bianche, nere, gialle, giovani e vecchie che ogni giorno lottano per la loro vita, vivono, muoiono, soffrono, amano, mettono al mondo bambini, mettono al mondo progetti. Perché mai come oggi non è la bellezza che salverà il mondo ma l’amore delle donne normali espresso attraverso i piccoli gesti quotidiani.

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