Il (tardivo) risveglio di Hollande. Storia di un addio

Ieri sera François Hollande ha fatto, con tragico e fantozziano ritardo, quello che avrebbe dovuto fare da tempo immemore: prendere dal primo all’ultimo i compagni del Parti Socialiste e mandarli tutti a quel paese.

Lo straziante rapporto tra due vecchi amanti, François Hollande e il PS, ha finalmente vissuto il suo strappo finale. Hollande, le président normal, è stato malmenato dal suo stesso partito fin dal primo giorno. L’atavico e innato bisogno di farsi del male da soli – specialità della casa – è stato sublimato dalla sinistra francese negli ultimi cinque anni, con un masochismo e un autolesionismo che neanche Tafazzi. Un tutti contro tutti continuo, una fucilata dietro l’altra: questo è stato il quinquennio di Hollande. L’hanno messo in croce per aver avuto un’amante quando Mitterrand ne ebbe incalcolabili e Sarkozy da sposato se la fece con una (ex) modella. L’hanno accusato di immobilismo e di inettitudine quando non ha avuto mai neanche mezzo sostegno dai propri deputati, in particolare quando la sinistra chic e ottocentesca ha deciso di voltar le spalle alla maggioranza sulla Loi travail, preferendo associarsi a cassonetti e automobili dati alle fiamme che al proprio Primo ministro. Quei geni del PS francese hanno abbattuto il loro Presidente della Repubblica, reso peggio che uno zoppo il Primo ministro, fatto scappare a gambe levate l’astro nascente Macron, organizzato delle primarie per trovar qualcuno da contrapporre al Presidente uscente e, davvero, non si aspettavano che Hollande li mandasse tutti a fanculo?

Ha rivendicato con umiltà il suo mandato Hollande, e ha fatto bene. Perché da solo e con un dilettantesco partito di assoluti incompetenti, di più, che poteva fare? L’eredità di Sarkozy, l’UE che annaspa sempre di più, la volontà di potenza della vicina Merkel – amicona di Sarkò, Charlie Hebdo, il Bataclan, Nizza, Marine Le Pen galoppante: tutto gli è successo. E mentre la stampa parlava della sua amante, il partito lo mollava.

“Ora son cazzi vostri”, è la traduzione dei nove minuti di grande dignità politica del discorso pronunciato ieri sera. “E buona legnata”, è stata la traduzione del suo sguardo lasciando il microfono. Chapeau.

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