La lezione austriaca

Di Jacopo Scarinci

Come si replica allo sfascio e al degrado? Beh, qualche appunto su quanto successo in Austria è meglio che la sinistra europea lo prenda. E, magari, imparandone pure la lezione.

Alexander Van Der Bellen, candidato dei Verdi e per la seconda volta eletto Presidente della Repubblica – poco più che un passacarte e poco meno di un notabile, ma tant’è – ha vinto con lo slogan “Più Europa” combattendo contro i populisti dell’ultradestra austriaca e, per certi versi, pure contro i socialisti e il resto della sinistra. Perché è stato Werner Faymann, cancelliere e presidente del Partito Socialdemocratico dal 2008 allo scorso maggio, a far partire l’irrigidimento (eufemismo) della politica migratoria, la barriera al Passo del Brennero, i respingimenti. Gli elettori socialisti, dopo aver totalmente ignorato il loro candidato alle presidenziali, facendogli fare una figura che non avrebbe fatto manco Heinz portinaio di Kufstein, non si sono messi a fare distinguo e lezioncine: si sono resi conto che questo figlio di profughi di guerra, questo Alexander Van Der Bellen, era simile a loro. Europeista come la storia secolare dell’Austria, ambientalista, di sinistra come quanto e più di Faymann. Risultato: vittoria in primavera e anche domenica, nella ripetizione del ballottaggio contro Norbert Hofer dovuta a dei difetti procedurali nello spoglio dei voti a maggio.

E questo perché? Perché il campo progressista si è compattato: non ha fatto a gara a chi è più di sinistra, a chi è più puro, a chi è più bello. Si è accorto che davanti aveva Hofer e i neonazisti – non quelli dell’Illinois, roba seria – e si è reso conto che non era il momento per le polemiche da cortile e masochiste tipiche della sinistra. Non a caso, ieri, candidandosi alle primarie del PS francese, Manuel Valls ha spinto sul verbo “rassembler” rendendolo slogan e programma. I tempi dove l’ex Primo ministro parlava di due sinistre “inconciliabili” sembrano lontani.

Unirsi, superare polemiche sterili e francamente inutili, smettere di distribuire patenti, rendersi conto che di fronte c’è un’ondata populista da fronteggiare. Ecco cosa devono fare i progressisti. La ricreazione è finita.

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