Ma come comunicano le FFS?

Di Jacopo Scarinci

Benedetta signora Roberta Trevisan, portavoce delle FFS, lasci che sommessamente le venga consigliato come fare comunicazione e come evitare che chi le paga lo stipendio con biglietti e abbonamenti si incazzi come un toro a Pamplona.

Se viene documentato a più riprese, da più utenti, che un treno è stipato come una tonnara lei, anche se formalmente ha ragione, non può uscirsene dicendo che “le regole sono regole” e quindi i controllori hanno fatto bene a sanzionare (da 70 a 160 franchi) chi ha trovato posto – in piedi – in prima classe. Ed è semplicemente inaccettabile che una portavoce delle FFS dica, su un passeggero con le stampelle multato perché in piedi in prima classe, “stava all’educazione degli altri passeggeri lasciarlo sedere”. Innegabile, sì, ma anche molto scaricabarile.

Noi abbiamo sempre difeso il settore pubblico. E continueremo. Ma capisce anche lei, signora Roberta Trevisan, che affermare con indignazione che le foto scattate dai passeggeri “sono state postate e condivise indebitamente mostrando anche i volti dei controllori” è come sventolare il drappo rosso davanti al toro di Pamplona di cui sopra.  A chi si fa costantemente dei viaggi in piedi sa quanto interessa che un controllore sia finito su Facebook? E capirà, ne siamo sicuri, che aggiungere con sicumera che “il biglietto non dà diritto al posto a sedere” a utenti che pagano ogni anno centinaia e centinaia (quando non migliaia) di franchi per il vostro servizio non li rende, diciamo, entusiasti.

Nell’era social la comunicazione non è più un dettaglio, figurarsi se si tratta delle FFS. Queste uscite non aiutano né a rasserenare il clima né a rendere i cittadini orgogliosi del servizio pubblico. Fateci il favore di capirlo. L’incentivazione del trasporto pubblico passa anche da queste cose.

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