“Pecunia olet”, le domande che Galeazzi avrebbe dovuto farsi

Di Redazione

Coerentemente con quanto professato dal direttore Pontiggia tempo fa, cioè che il giornalismo d’inchiesta non gli piace, il Corriere del Ticino stamattina, forse troppo impegnato ad elogiarsi per essere passato all’autoregia pubblicitaria o a offrire a Tiziano Galeazzi la possibilità di fare la propria arringa con tanto di titolone “Stavo solo facendo il mio lavoro”, non ha spiegato tutta la faccenda che vede coinvolto il gran consigliere democentrista.

Il Corriere del Ticino non ha detto nulla, ad esempio, di quanto si trovi sul sito della Guardia di Finanza italiana riguardo Galeazzi: “il fiduciario elvetico parlando telefonicamente con gli indagati italiani delle movimentazioni di denaro ‘da ripulire’, utilizzava l’espressione criptica ‘magazzino di mele’, per indicare i conti correnti svizzeri, destinazione ultima del riciclaggio”. Una cosa pesante insomma, e scritta nero su bianco su un sito internet di facile accesso. Ma, riciclaggio? Beh, sì. Perché, sempre ad esempio (non ce ne vogliano), sul Corriere non si legge un altro passaggio di questo articolo. Dopo aver raccontato i vari percorsi che facevano ingenti flussi di denaro, la Guardia di Finanza ci fa sapere che i conti esteri “erano intestati a società offshore (scatole vuote formalmente aventi sede a Panama, British Virgin Islands, Marshall Islands) gestite a loro volta da società fiduciarie svizzere. Dietro i predetti schemi vi erano gli indagati, quali titolari effettivi delle operazioni e dei rapporti finanziari.” Insomma, avrà fatto il suo lavoro come da titolone, però diciamola tutta ai lettori – suvvia.

Una semplice ricerca web, noi che non abbiamo Pontiggia come direttore possiamo farla, ci racconta che Luca Sirani e la consorte Isabella (la tizia senza nome dell’articolo del Corriere) collezionano capi d’accusa sin dal 2014. Associazione a delinquere finalizzata alla frode fiscale, al riciclaggio e alla bancarotta. Ad alcuni loro sodali, è stato contestato anche il traffico di sostanze stupefacenti. Era il 15 marzo 2014.

ChiariWeek invece, il 28 settembre 2015, associa Luca Sirani alla “presenza della ‘ndrangheta nel nostro territorio”. L’arrivo di persone di una nuova ‘ndrina nel bresciano sarebbe stato “mediato, sostengono gli investigatori, da Luca Sirani e da Francesco Scullino, originario di Oppido e in relazioni d’affari accertate con Sirani”. Lo stesso Sirani, ci dice sempre ChiariWeek, è stato condannato a cinque anni e sei mesi dal Giudice per le udienze preliminari, arricchendo il suo curriculum che vedeva già “una serie di precedenti che vanno dal concorso in associazione mafiosa al riciclaggio, dal porto abusivo di armi fino a una grande vastità di reati finanziari”. Reati finanziari, tra i quali, figura anche l’indagine nella quale è finito Galeazzi.

Dopo aver chiarito bene il quadro della faccenda e la caratura della famiglia di cui era fiduciario, è il momento di far qualche domanda (non prefabbricata) a Galeazzi. A Ticinolibero Galeazzi ha detto “Nel 2014, il Ministero Pubblico su rogatoria ci aveva chiesto la documentazione, che noi abbiamo dato. Ci è tornata indietro, e ci è stato detto che per la Svizzera siamo assolutamente in regola. Anzi, abbiamo continuato a gestire la cliente sino a un anno e mezzo fa quando abbiamo interrotto i rapporti.” Questo vuol dire che il gestore di patrimoni ha continuato a gestire i conti e gli affari di una cliente senza dubitare niente di niente in merito agli illeciti. E siamo alle domande.

I nostri gestori patrimoniali, non leggono le notizie? Non si informano sui loro clienti? Non fanno capo alle società specializzate nel raccogliere ogni genere di informazione? O, ancora più semplice: in tutti questi anni, Galeazzi non ha mai inserito in un motore di ricerca il nome della sua cliente?

L’ingenuo gestore avrebbe scoperto, già diversi anni fa e con immenso stupore, dell’esistenza di inchieste per gravissimi reati in odor di ‘ndrangheta. Avrebbe bollato tutto come semplici fantasie di giornalisti? Forse, ma fare almeno una piccola verifica sarebbe stato prudente. Oggi, per dire, la famiglia in questione ha addirittura l’onore di una menzione su Wikipedia alla voce ‘ndrangheta in Lombardia. Comunque sia, sicuramente Galeazzi ha ragione: “Tutto ok secondo le regole bancarie”. È il resto, tutto il resto, a essere un casino.

Viene da chiedersi se siano i fiduciari à la Galeazzi, i “Nostri” a cui dare “Prima” un lavoro.

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