Storia (tragicomica) del fallimento dell’UDC

Di Marco Cattaneo

È l’ora di cena di ieri quando, durante il Tagesschau della SRF, il presidente dell’UDC Albert Rösti alza bandiera bianca: i democentristi non lanceranno un referendum contro l’applicazione del 9 febbraio da parte del Parlamento. Passate le vertigini, e prima che qualcuno osi dare degli statisti ai dirigenti del partito di Blocher, riflettiamo sul perché.

Non c’è bisogno di scomodare politologi ed eminenti studiosi, bastano Pierre Rusconi e il suo mitologico “L’UDC ha sempre saputo che il 9 febbraio era inapplicabile” a spiegare la ritirata di Rösti. Perché è chiaro anche ai sassi: siamo di fronte a un’iniziativa lanciata così per sport e tanto divertimento, vinta contro le stesse aspettative di un’UDC che si è trovata col cerino in mano e ha iniziato ad accusare e incolpare tutto il Creato perché non si stava applicando bene. Dopo aver fatto un po’ di casino durante quest’ultima sessione delle Camere federali distribuendo le solite patenti di svizzeritudine a partiti, consiglieri nazionali e “senatori”, pure loro hanno capito una cosa estremamente semplice: il giochino è finito, non ci sono cascati, riproveremo in futuro. Sì, perché entrambi i progetti al vaglio delle Camere negli ultimi tempi erano lontani anni luce dall’intenzione democentrista: dimostrazione di come, con tutta la buona volontà e con anni di litigate alle spalle, una soluzione non fosse possibile. Operare sull’immigrazione senza toccare l’Accordo di libera circolazione e gli Accordi bilaterali è un po’ come rimanere sposati ma chiedere a tua moglie se puoi tradirla come e quando vuoi. O tronchi tutto, o resti fedele al contratto stipulato. E, dettaglio non da poco, ratificato più volte dal Sovrano.

Inviteremmo il popolo alle urne senza che ciò porti a qualcosa“, dice Rösti. E questa è un’ammissione di sconfitta. Inapplicabile prima, inapplicabile ora, inapplicabile in futuro. E non devono passare per statisti questi apprendisti stregoni, si diceva, perché ammettere che chiamerebbero al voto il popolo senza motivo non cancella che l’abbiano fatto più e più volte.

Dai tumulti di piazza invocati in caso di mancato rispetto della sovranità popolare al “bom, niente referendum, vabbè”. Che brutto declino per dei celoduristi di professione.

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