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Un racconto di Natale (Seconda parte)

Leggi qui la Prima parte.

L’ombra dai pantaloni rossi tossì e bofonchiò qualcosa. Nel frattempo, gli stivali si approssimarono al letto lentamente, un passo dopo l’altro, con gemere di assito, doveva essere un uomo molto pesante. Seguendo ubbidienti gli stivali bordati di pelliccia, arrivarono le gambe, poi nella luce si stagliò una pancia prominente con una cintura nera e la scintillante fibbia d’ottone, che sembrava fare l’occhiolino al vecchio. In pochi secondi la figura emerse dall’ombra con la sua folta barba bianca, la veste ornata d’ermellino, il cappello rosso come il resto dell’abito e gli occhialini tondi bordati d’oro.

L’omone barbuto era alto almeno due metri, e sorrideva sotto le gote rubizze, gli occhi azzurri come il ghiaccio profondo ammiccavano insieme al resto del viso.

Il vecchio ristette per un attimo con la bocca aperta.

“Pa…pappo natale?” disse balbettando.

“Oh Oh Oh! Ci hai preso Joseph!” mormorò con voce baritonale l’uomo.

Il vecchio sarebbe tendenzialmente stato scettico, se non fosse stato per la scia di stelline che, come un serpente, gravitava intorno all’enorme Babbo Natale illuminandolo saltuariamente di qua e di la.

“Ma… ma tu non esisti taffero, sono alluchinazioni!” prosegui con voce tremula l’anziano.

“No Joseph, non sono un’allucinazione, sono qui in carne e ossa, tanta carne, ah ah ah!” e detto questo fece qualche saltello che fece ballonzolare il gigantesco pancione e gemere di fatica le antiche perline di cedro del pavimento.

Il vecchio non si capacitava. Eppure era sveglio, il bicchiere era in frantumi ai piedi del letto e il pancione vestito di rosso gli sorrideva torreggiando dai suoi due metri.

“NO! Tu non esisti! NON ESISTI!” strillò con voce querula l’attempato prelato.

“Senti Joseph, mi stai seccando, da che pulpito poi. Esiste Dio, con angioletti madonne e santi, con la storia delle piaghe, del mar rosso aperto dei miracoli e io non posso esistere?” Rispose piccato quello che ormai si era qualificato inequivocabilmente come Babbo Natale.

Joseph continuava ad avere gli occhi strabuzzati, e i serici capelli spuntavano dal cranio pieno di venuzze azzurre disordinati e indipendentemente ribelli.

“M… ma io… io non capisco, io taffero, preco, non capisco” mormorò lentamente il senile ometto.

“Non c’è da capire, sei stato buono?” chiese Babbo Natale

“Eh?” Rispose Joseph, più per riflesso che per comprensione.

“Dico, sei stato buono?”

“Puono?”

“Sì, buono, come te lo devo dire, in tedesco? Gut?” Disse sarcastico Babbo Natale.

Joseph si guardò intorno come in cerca d’aiuto: “Puono?, io, in che senso? Puono, sì, io sono puono, ho fatto quelo che meglio pensavo per la chiesa e per il mio crecce din pecorelle… io.”

Si arrestò con la bocca aperta. Babbo Natale non sorrideva più e lo guardava con aria di rimprovero.

“Mi stai dicendo la verità Joseph? Lo sai che non mi piace chi racconta le bugie”

“Pucie?”

“ Joseph, dimmi la verità.”

(2. continua domani)

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