C’è luce in fondo al tunnel. Ma è un treno

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Il 2017 è iniziato da un pugno di ore e già contiamo una quarantina di morti a Istanbul, il ministro della Sicurezza inglese che afferma al Sunday Times che l’ISIS sta preparando attacchi chimici nel Regno Unito, un pacco bomba di matrice anarchica che a Firenze quasi ammazza un artificiere. Ma l’agenda è ricca.

Il 20 gennaio inizierà ufficialmente l’era Trump, e a tremare saremo un po’ tutti. L’Accordo sul clima di Parigi, il rapporto col suo amicone Putin e la questione mediorientale sono le prime tre bazzecole con le quali il futuro presidente americano delizierà i disoccupati della Rust Belt che l’hanno votato e il mondo intero. Che non c’entra niente, ma tant’è.

Il 15 marzo la tollerante e liberal Olanda andrà al voto e si preannuncia un exploit del leader xenofobo Geert Wilders.

Il 23 aprile e il 7 maggio i francesi eleggeranno il prossimo inquilino dell’Eliseo e la situazione è tragicomica. A contendersi la presidenza al ballottaggio saranno, molto probabilmente, il gollista Fillon e Marine Le Pen. Questo perché quel manicomio che è il PS francese è riuscito a far scappare a gambe levate Emmanuel Macron – che si è candidato in proprio – e sta usando le primarie come una resa dei conti interna in attesa del 2022. Molti auguri.

In autunno, invece, ci saranno le elezioni in Germania. Angela Merkel si ricandida forse nel suo peggior momento: niente unanimità all’ultimo congresso del suo partito, l’ascesa degli estremisti di Alternative für Deutschland e l’insofferenza manifesta degli ingombranti cugini bavaresi della CSU dal punto di vista politico, gli attentati a Berlino e della scorsa estate legati alla questione migratoria dal punto di vista sociale ci consegneranno una campagna elettorale con colpi sotto la cintura, che esaspererà ancora di più la Germania e, di conseguenza, l’Europa tutta. Indipendentemente da chi sarà finito all’Eliseo in primavera.

Sempre in autunno, si voterà in Repubblica Ceca. E chissene, si può pensare. No. Un’avanzata populista in Repubblica Ceca rappresenterebbe la formazione di un blocco composto dai cechi e da Polonia, Slovacchia e Ungheria che rischierebbe di paralizzare ancor di più l’Unione Europea su numerosi dossier.

In Svizzera il popolo sarà chiamato al voto sugli ennesimi tagli, sulla Riforma delle Imprese III, si vedrà come e quanto aumentare la rissosità interna con Blocher pronto a passare alla cassa per dirigere ancora meglio l’orchestra. Senza dimenticare l’attuazione (?) di “Prima i nostri”, i frontalieri, l’iniziativa No Billag, il bombardamento del settore pubblico, il costo della vita sempre più alto e i salari (quando ci sono) sempre più insufficienti.

Sì, c’è luce in fondo al tunnel. Ma è un treno.

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