Che gigantesco fake che è Trump

Un po’ spiace per il popolino, anche nostrano, che tutto festante giubilò per la vittoria di Trump contro le élites, inneggiando alla pancia del Paese, all’America profonda, contro Hillary “che non era di sinistra”, contro la globalizzazione madre di ogni male e disoccupato. Spiace perché siamo di fronte a un miliardario che ha riempito la propria squadra di governo di altri miliardari ed ex petrolieri: di élites, insomma. Spiace perché siamo davanti a un presidente eletto votato da tre milioni di persone in meno della rivale. Evviva gli interessi del popolo, evviva la democrazia!

Abbiamo il petroliere filo russo Tillerson (appena liquidato dalla sua società, Exxon, con 180 milioni di dollari) come Segretario di Stato, il milionario antisemita Stephen Bannon come responsabile della strategia, il familismo imperante che sta portando Trump a cercare affannosamente un posto per la figlia Ivanka e a inventarsi una poltrona su misura per il marito della figliola. Si insedierà solo il 20 gennaio ma contiamo già le crisi diplomatiche fatte partire a raffica. E il disoccupato della Rust Belt? E il tecnico del Michigan senza lavoro? E la “pancia del Paese”? Aria fritta. Un po’ perché dei disoccupati e dei “forgotten” non gliene è mai fregato nulla, un po’ perché la famosa “pancia del Paese” di cui troppa gente ha parlato non esiste: Hillary Clinton ha chiuso in vantaggio di tre milioni di voti sul presidente eletto, ed a circa 140 mila voti da quelli che prese Barack Obama. I numeri son questi.

I populisti da tre e una cicca e dalla sintassi balbettante si sentono rappresentati? È una domanda seria, interessata: i loro destini e le loro preoccupazioni troveranno orecchie sensibili ora che i protagonisti indiscussi dello stesso sistema economico che li ha marginalizzati ora li governano pure? No, perché finora il risultato di tanta canea è stato che – ops! – sembrerebbe esserci la mano della Russia dietro la vittoria di Trump. E Trump invece che legnare la Russia come ai bei tempi di Reagan, ha legnato la CIA.

E noi non possiamo che inneggiare all’immenso Andy Borowitz del “New Yorker”, che ha scritto al presidente eletto un semplice vademecum: “Caro Donald Trump, siccome sei nuovo in ‘sto mondo lascia che ti aiuti a capirlo. CIA: è parte del governo degli Stati Uniti. Russia: non è parte del governo degli Stati Uniti”.

Siamo ridotti così.

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Commenti da Facebook

  • Pat

    Quelli che pensavano che Trump fosse la persona giusta per abbattere le élites in nome del popolo ha sbagliato tutto fin dall’inizio. Quello forse poteva essere Sanders, ma qui non se ne può avere la prova (anche grazie alla Clinton, come dimostrano i documenti di wikileaks sui quali tornerò dopo), d’altronde io stesso nel 2008 pensavo che questo ruolo potesse averlo Obama e la storia mi ha smentito. Trump, invece, fa parte di un’altra élite, che sia in politica interna che estera ha visioni quasi opposte (e che, ovvimente, se ne sbatte del popolo). Giusto oggi leggevo un interessante articolo di Tuor su ticinonews, che sicuramente entra nei dettagli della questione meglio di me (http://www.ticinonews.ch/tuor-blog/342977/evitare-il-suicidio-dellrsquoamerica).

    Bisogna però dire che le crisi diplomatiche, oltre che essere frutto della sua ignoranza ed inesperienza, gliele ha anche messe in casa (bianca) il potere uscente (vedi la questione di Israele, che oltre a dimostrare il legame con un certo d’élite, dimostra anche l’ipocrisia dell’amministrazione uscente, che dopo 8 anni di veti incondizionati ha deciso di uscire gli attributi). Poi di “aria fritta” potremo parlare solamente tra almeno un annetto: io non mi illudo, ma bisogna almeno avere l’onestà di giudicare le cose dopo che gli sia stata data la possibilità di fare qualcosa. Anzi, nonostante la mia avversione per Trump, credo di avere l’onestà di ammettere che il fatto che un’industria automobilistica ha deciso di disinvestire dall’estero per riportare capitale e lavoro è già una cosa positiva. E l’avrei pensato qualunque fosse stato il politico coinvolto. Se fosse successo prima dell’insediamento di Obama, per i media sarebbe stato un trionfo incredibile e un ottimo auspicio per la classe medio-povera.

  • Pat

    In quanto alle interferenze russe, sono totalmente in disaccordo con l’autore. Basta leggere il documento redatto dai servizi segreti – scaricabile online, ce l’ho sul desktop in questo momento – per capire che è incredibilmente senza fondamento, quasi penoso. Se non avete voglia di leggerlo, questo video (https://www.youtube.com/watch?v=mKiQfofKg38&feature=youtu.be) ne riassume gli enormi buchi (se potete fatevi comunque un’idea vostra, perché si mettono intermediari di mezzo, qualunque sia la loro posizione, la sosterranno scegliendo accuratamente le parole e i titoli. È lo spin, ogni tanto Foa insegna). Poi loro possono anche dichiarare che non rivelano né le prove né come le hanno ottenute per preservare la sicurezza nazionale, ma allora bisogna avere l’obbligo di mettere in dubbio queste conclusioni, soprattutto se presentate da istituzioni, come la Cia con l’Iraq, e persone, come Clapper, che hanno già mentito, anche sotto giuramento, e sempre con le stesse parole. E ci si sorprende che Trump voglia fare piazza pulita? Chiediamoci perché siano ancora lì, invece che in un tribunale per crimini di guerra. Ricordo ancora che il Daily Mail, come lo stesso Assange, aveva già rivelato che la fonte di wikileaks era interna ai dems: un funzionario della campagna di Bernie infuriato per il comportamento antidemocratico della Clinto (toh guarda). Evidentemente anche queste fonti vogliono tutelarsi e non ci sono prove, ma allora perché una versione (quasi assurda) viene presa per vera senza ombra di dubbio dalla stampa, e l’altra versione non è nemmeno conosciuta dal pubblico?
    Inoltre, perché diavolo non si parla mai del contenuto di questi hackeraggi? Le mail – che sono vere, e Clinton non l’ha mai negato – dimostrano un’infamia pazzesca e senza scrupoli da parte della candidata. Se si vuole far credere che queste interferenze hanno spinto Trump alla vittoria, allora bisogna anche ritirare l’ipotesi che ha vinto grazie alle fake news, perché appunto le mail che hanno fatto pendere la bilancia sono verità e non post-verità. Insomma, o di qua, o di là.

    Ma qual è il problema nel volere buone relazioni tra le due potenze che possono incenerire il mondo schioccando le dita? Siamo completamente masochisti?

    • Jacopo Scarinci

      Lo stesso Trump ha oggi ammesso che dietro agli hacker c’erano i russi. Ma sarà sicuramente meno informato di te.

      • Pat

        https://www.theguardian.com/us-news/live/2017/jan/11/trump-dossier-russia-has-compromising-material-on-president-elect-live-updates

        “I think it was Russia” non significa “è stata la Russia”. Se, dopo aver visto i documenti, e negli stessi ci fossero le prove certe del coinvolgimento russo (Trump e Obama hanno visto la versione intera), quel “think” non esisterebbe. Per i politici, mi creda, le parole sono fondamentali, soprattutto in una conferenza stampa preparata. E, naturalmente, lo sono anche per i giornalisti che scelgono i titoli e che, come questi di euronews, una parte del discorso la traducono alla lettera, e un altra parte la riportano indirettamente (usando comunque il condizionale):
        https://www.youtube.com/watch?v=IsiBze6j6Rc

        PS: Anche nel documento “scaricabile” è scritto “CIA and FBI have high confidence in this judgment; NSA has moderate confidence”. Pagina (ii), nel caso
        https://www.scribd.com/document/335886282/Assessing-Russian-Activities-and-Intentions-in-Recent-US-Elections

      • Lo stesso Trump ha ammesso che dietro agli hacker c’erano anche i russi.

        Ma, visto che sei giustamente il più informato, cosa c’entrano con tutta questa storia (intendo la farsa del sedicente anti-establishment Trump) quelli che: “La Clinton non è di sinistra”? Secondo te la Clinton è di sinistra? Pensi che la sconfitta di Hillary sia colpa dei sostenitori di Sanders che non l’hanno votata?

      • Pat

        “I think it was Russia” non significa “è stata la Russia”. Se, dopo aver visto i documenti, e negli stessi ci fossero le prove certe del coinvolgimento russo (Trump e Obama hanno visto la versione intera), quel “think” non esisterebbe. Per i politici, mi creda, le parole sono fondamentali, soprattutto in una conferenza stampa preparata. E, naturalmente, lo sono anche per i giornalisti che scelgono i titoli e che, come questi di euronews, una parte del discorso la traducono alla lettera, e un’altra parte la riportano indirettamente (usando comunque il condizionale)

        Anche nel documento “scaricabile” è scritto “CIA and FBI have high confidence in this judgment; NSA has moderate confidence”. Pagina (ii), nel caso

        PS: il sito non mi pubblica correttamente i commenti con i link ( viene scritto “Your comment is awaiting moderation”), comunque il video della conferenza con le testuali parole di Trump è sul sito del Guardian e quello di euro news su youtube

    • Pat, il problema, ed è assai grande, sono due pazzi furiosi di nome Trump e Putin (entrambi hanno una valigetta con dei tasti rossi).
      Non credo ci si possa fidare in alcun modo di loro ma, logicamente, spero di sbagliare. Dopodiché spiace parecchio che la egomaniaca si sia candidata proprio in concomitanza con Sanders e, soprattutto, in concomitanza con Trump, essendo lei l’unico candidato che avrebbe ‘spianato la strada’ al cazzone miliardario miracolato dalle banche. Ma così è andata, e mo il mondo deve tenersi Trump con tutta la sua squadra governativa di squali, falchi, negazionisti, razzisti e complottisti. Il peggio in assoluto.
      Sugli hacker è sempre difficile esprimersi, in questo caso però ha ragione Jacopo, non quando fa il superiore, ovviamente, ma quando suppone che ci si possa fidare delle ammissioni di Trump. Daje.

      • Pat

        Direi che “notte” era adeguato 😉
        Sarò io testardo, ma senza prove certe è difficile convincermi. E la realtà in questo momento è che, se ci sono, solo due persone le hanno viste: una tirava le stesse conclusioni ancora prima di ordinare il rapporto (Obama), e l’altra non ha ancora detto chiaro e tondo che nel rapporto ci sono. Assomiglia troppo all’Iraq questa storia. Con il senno di poi, ci saremmo accontentati di un “penso che Saddam abbia quelle armi” da parte di Bush e di un rapporto nel quale persino CIA, FBI e NSA dicono di non avere la certezza delle conclusioni?(vedere mio commento precedente).

        Riguardo al quadro geopolitico, penso che se abbiamo dei (pochi) punti divergenti, è perché è talmente meraviglioso questo periodo che siamo costretti a dibattere su chi sia lo squalo con i denti più affilati. Io credo che il pericolo maggiore venga dalla corrente “neocon”, che già prima del 2000 con il PNAC prevedeva che, se le cose procedono tranquille, le economie emergenti (Cina in primis) sarebbero state concorrenti del primato USA. Il problema è che per loro gli USA devono restare la potenza egemonica nel mondo e sanno che senza guerre il declino economico USA rispetto al resto del mondo è inevitabile. Questi erano presenti in massa intorno a Bush (Cheney, Rumsfel, Wolfowitz) e le guerre di quel periodo sono più loro che del presidente. E l’amministrazione Obama, in politica estera, ha seguito la stessa linea, con Clinton in prima fila. Purtroppo, il pensiero “neocon” tiene molto impegnate anche le sinapsi del guerrafondaio John McCain, che ora è in prima linea ad accusare la Russia (e sembra proprio gongolare).

        Lungi da me l’elogiare Vladimir Putin, ma le circostanze dicono che a lui non conviene una guerra totale, che probabilmente perderebbe (ma anche il vincerla sarebbe più costoso del non combatterla). Con i Brics ha già fatto accordi che slegheranno gran parte dell’umanità (l’Occidente, che ancora si crede centro del mondo, sta diventando una formichina a livello demografico) da un commercio legato al (petro)dollaro. In poche parole, Putin è già sul carro dei vincenti dal punto di vista del futuro economico del mondo.
        La pericolosità dei “neocons” dipende dalla loro intenzione di rassegnarsi o meno al mondo multipolare.
        Putin, che di aggettivi ha una bella e meritata collezione, perlomeno non è uno scellerato e l’ha dimostrato quando Erdogan gli ha tirato giù l’aereo e quando gli USA per errore hanno attaccato l’esercito siriano.

        Questa, in breve, è la mia valutazione su chi siano gli squali più voraci e pericolosi, ma come detto il sanguinoso mare del nostro tempo ci lascia molte possibilità di scommettere su chi ci mangerà per primo.
        Saluti

        • Cheney, Rumsfeld, Wolfowitz…

          A pensarci bene se oggi possiamo dire che gran parte della politica estera di Obama è fallita, è perché il terreno lasciato da questi tre era a dir poco bruciato. Con le guerre scatenate in precedenza qualsiasi posizione avesse preso Obama si sarebbe tramutata in un boomerang, si parli di Libia, di Iraq o di Siria. Non ha di certo avuto un compito facile il buon Barack.
          Boh, anche per il resto credo che hai ragione, spero soprattutto su Putin, e forse la crisi economica russa è da questo punto di vista una buona cosa.

          Comunque grazie Pat, sei sempre molto preciso e paziente. Saluti anche a te.

  • Pat

    https://www.theguardian.com/us-news/live/2017/jan/11/trump-dossier-russia-has-compromising-material-on-president-elect-live-updates

    “I think it was Russia” non significa “è stata la Russia”. Se, dopo aver visto i documenti, e negli stessi ci fossero le prove certe del coinvolgimento russo (Trump e Obama hanno visto la versione intera), quel “think” non esisterebbe. Per i politici, mi creda, le parole sono fondamentali, soprattutto in una conferenza stampa preparata. E, naturalmente, lo sono anche per i giornalisti che scelgono i titoli e che, come questi di euronews, una parte del discorso la traducono alla lettera, e un altra parte la riportano indirettamente (usando comunque il condizionale):
    https://www.youtube.com/watch?v=IsiBze6j6Rc

    PS: Anche nel documento “scaricabile” è scritto “CIA and FBI have high confidence in this judgment; NSA has moderate confidence”. Pagina (ii), nel caso

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