Da che pulpito!

Il buon Fabio Pontiggia, direttore del CdT per meriti politici e non certo giornalistici, si lancia, “lancia in resta”, contro Marco Jermini, consigliere comunale socialista, ”reo” di aver definito Marcello Foa “fuco residuo del cavaliere chitarrista sulle navi”. In un certo senso ha ragione: definire qualcuno residuo del Berlusca è certamente un insulto, non vorrei mai riceverlo, ma nel caso di Foa è la verità, pura verità… Ma il nostro Fabio non si ferma, è scatenato: definisce il post “infame, con toni xenofobi”. Dove sono, caro Fabio, i toni xenofobi? L’aver definito Foa il “peggior Fede” o uno “pseudo imprenditore”? Aver detto che Foa ha trovato in CH l’America? Leggete il commento di Foa, dove elogia Trump e Putin (!) e definisce le ingerenze russe nel voto americano “risibili”, citando come fonte la sua intervista a Beppe Grillo (doppio!).

Marco Jermini ha perfettamente ragione, Marcello Foa è un pessimo esempio di giornalismo importato, cresciuto sotto l’ala di Berlusconi e dei suoi lacchè, che ha cercato di rifarsi una verginità politica in Ticino, e che negli ultimi tempi, abbandonata la maschera “indipendente” del giornale da lui amministrato, ci propina commenti sempre più fascisti.

Jermini non ne chiede certo l’eliminazione fisica, come grida sdegnato il buon Pontiggia, pronto a difendere il suo capetto, ma quella imprenditoriale e politica.

E io, su questo concetto, concordo.

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