Dadò martella Caverzasio

È un Fiorenzo Dadò in grande spolvero quello che ieri sera si è confrontato con il capogruppo leghista Caverzasio al Quotidiano della RSI, con la moderazione del bravo Alan Melchionda, uno con cui è difficile annoiarsi e uno dei pochi giornalisti in Ticino capaci di fare il loro lavoro.

Il capogruppo in Gran Consiglio e ora anche novello presidente PPD ha ribadito la linea del suo gruppo, che a dicembre si era opposta al preventivo a causa della defezione di Boris Bignasca e dei suoi accoliti. Un po’ patetiche le motivazioni di Caverzasio inneggianti alla democrazia, e cioè al diritto di cambiare idea e di non essere tutti compatti in un gruppo. Dadò ha giustamente fatto notare che la Lega era d’accordo fino all’ultimo minuto e che ha sgambettato i suoi stessi Consiglieri di Stato. Emblematica la sua metafora: “Dovete smetterla di fare il ladro e il derubato”.

Chiara e diritta è la linea del PPD: Dadò, come avevamo già fatto notare in passato, sembra essere capofila nello smascherare, da oggi in poi, i cerchiobottismi leghisti. Anche per i prossimi referendum, Dadò ha messo all’angolo Caverzasio, chiedendo se la Lega li sosterrà o no. “Una cosa è il gruppo parlamentare, una cosa è la Lega” la risposta di Caverzasio, a dimostrazione che il sistema di gestire la politica proseguirà ostinatamente nella direzione che il PPD combatte. E saremo di fronte, per l’ennesima volta, a un partito che decide una cosa poi cambia idea, indice un referendum contro i propri Consiglieri di Stato, sostiene i tagli e poi anche i referendum che a questi tagli si oppongono. Questo è oggettivamente l’indegno teatrino che ci ha stufati tutti. Pretendere coerenza, come pretende Dado e non solo lui, da un partito che ha la maggioranza relativa dovrebbe essere un dogma anche per i cittadini che i leghisti li votano. Se no, non si vota più nemmeno un’idea, ma ostinatamente delle persone che fanno solo i loro propri porci comodi. L’elettore dovrebbe domandarsi: chi mi rappresenta? Gobbi e Zali? Il gruppo parlamentare? Il Mattino della domenica? È come votare per tre movimenti diversi.

Anche a sinistra, lo spazio c’è. È sufficiente smarcarsi, mostrare un po’ di più i muscoli, avere un po’ più di coraggio e ricordarsi a chi si deve parlare. Le idee già ci sono, le opportunità anche. Lavorare non basta, la gente vuole assicurazioni, vuole vedersi rassicurata, vuole credere. La gente non vuole che il PS sia sconcertato, affranto o in disaccordo. La gente vuole che il PS sia indignato, incazzato e in guerra.

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