Dalle stelle alle stalle

Di Carol Bernasconi

Si chiama Samantha Cristoforetti, ma quasi tutti la conoscono con il soprannome di Astro Samantha. Questa giovane donna ha compiuto grandi imprese, ha fatto cose che noi semplici umani non riusciremmo a fare nemmeno in cinque vite. Ha conseguito il record europeo e femminile di permanenza nello spazio in un singolo volo. È stata selezionata dall’Esa (Agenzia spaziale europea) tra 8’500 candidati. Ha condotto esperimenti nello spazio. Samantha è ingegnere, pilota e Capitano dell’Aeronautica militare italiana. Parla cinque lingue. I suoi successi professionali sono conosciuti a livello mondiale. Della sua vita privata invece Samantha ha sempre preferito mantenere un basso profilo. Il suo compagno è un ingegnere francese e istruttore di astronauti, si chiama Lionel Ferra.

I due compagni sono diventati genitori di una bambina nata alla fine di novembre, ma la notizia e l’annuncio sono stati dati solo da pochissimi giorni. Gente in gamba, con un cervello niente male, che ha compiuto imprese stellari ma che proteggono la loro vita privata. Il fiocco rosa è stato sicuramente un’immensa gioia per Samantha e Lionel, per i loro familiari e sicuramente per noi è una bella notizia, che sicuramente non ci cambia la vita ma nemmeno ce la rovina. Eppure è bastato scoprire il nome che è stato dato alla piccola per aprire una valanga di schifo che solo il mondo del web può riversare con così tanta leggerezza. Sì, perché la piccola bimba innocente ha la grande colpa di chiamarsi Kelsey Amal. Vi rendete conto? Si chiama Amal, un nome arabo. Ed ecco che questo è bastato per aprire le cataratte dello sdegno a partire dai titoli di alcuni giornali “La svolta araba di Astro Samantha: nasce la figlia, la clamorosa scelta” per arrivare a commenti che vomitano odio da tutti i pori. Perché ormai le imprese di Samantha passano in secondo piano, il suo lavoro, la sua passione, il prestigio che ha portato oltre i confini del mondo non contano più. Conta solo la scelta araba del nome della figlia. “Per coerenza perché non prende la residenza ad Aleppo? Comunque il padre sarà un alieno, visto quanto è cessa la madre…” “Vi ricordate quel suo urlo di stupore misto a paura quando era in orbita? Probabilmente avrà visto il paradiso islamico con i martiri che si sollazzavano con le vergini promesse”. “Probabilmente lo era già di uso, certo che 200 giorni in orbita hanno lasciato il segno. Un segno chiaro ed indelebile, che tradotto in italiano: povera rincoglionita” “La prossima volta che andrà in orbita al posto del casco indosserà il chador o come cazzo si chiama quello straccio la” … e così di seguito. Perché si possono perdonare molte cose, tipo genitori che danno ai figli nomi per i quali li odieranno per il resto della loro vita, ma guai ad accettare un nome arabo. E non importa se Amal significa speranza e che forse questo nome per la famiglia ha un significato importante. Importa scatenarsi, indignarsi e fare i leoni da tastiera contro tutto ciò che ormai è legato “all’uomo nero brutto e cattivo che viene a farci del male” e che si sconfigge vomitando odio e bile contro una neonata e la sua famiglia.

Piccola Amal, benvenuta al mondo. Scoprirai che non è un posto facile, ma che è abitato anche da persone di cuore. Cara Samantha, continua a volare in alto tra le stelle, suscitando l’invidia di chi non riesce a guardare oltre il proprio naso.

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