Foa metta da parte i sentimenti e si legga la vita di Agostino Soldati

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Marcello Foa anche oggi ci assicura che Cristo è morto dal freddo e che Donald Trump è un sant’uomo, il mondo pieno di fregnacce sul povero presidente eletto americano e che meno male a contrastare il 99,9% delle testate cartacee e online mondiali ci sono lui e il sito del Corriere del Ticino. Che meno male c’è qualcuno a restituire onore a uno statista così acculturato, elevato e preparato a governare.

Mentre sul Guardian in edicola oggi viene dato ampio risalto al singolare concetto di “fake news” che ha Trump, Foa sul sito del Corriere si bulla di essere un espertone del concetto di “spin” e spiega, dall’alto di cosa lo sa solo lui, che è in fondo normale che Buzzfeed venga (in pratica) usato per far passare “fregnacce” – così lui cataloga il rapporto del destrissimo senatore Mc Cain e di tutta l’intelligence americana. E il Buzzfeed definito come “sito popolare ma non del tutto autorevole” da uno che ha appena deliziato il Ticino con quella bufala clamorosa dei video dell’ISIS fatti dal Pentagono solo perché incapace di leggere dall’inglese dovrebbe mettere a tacere tutti, dovrebbe portarci a parlare di cose più serie e lasciare Foa alle sue (legittime) passioni personali.

Il problema è che siamo ticinesi e, in fondo, al Corriere siamo legati. Soprattutto siamo legati alla sua storia. Una storia, Marcello Foa dovrebbe saperlo viste le feste che ha officiato per i 125 anni di vita, che inizia con Agostino Soldati. Soldati era un conciliatore, e fondò il Corriere proprio per questo motivo. Anzi, fondò addirittura il celebre “partito corrierista”, quella Unione Democratica Ticinese che per una decina d’anni si incaricò di tenere alto il vessillo del governo misto e della sua importanza: come questo lascito si sposi con un immobiliarista bullo e razzista non lo sappiamo, ma tant’è. Comunque, anche senza scomodare la memoria di Soldati, il problema è che grazie a Foa il Corriere del Ticino sta diventando sempre più uno strumento di isolamento dell’opinione pubblica ticinese dall’Occidente tutto. E non si sta parlando di linea politica, destra o sinistra. Non si contano siti, riviste e quotidiani conservatori (Le Figaro, Times, Wall Street Journal, National Review il Foglio, Die Welt) che trattano Trump peggio di un appestato fin da prima dei caucus in Iowa. E il Corriere, oramai, sta diventando una specie di Blick grazie ai continui interventi di Foa su questa materia. Legittimo, sia chiaro: evidentemente qualcuno gli ha consentito di essere amministratore delegato ed editorialista, cozza un po’ col nostro concetto di informazione e deontologia ma contenti loro contenti tutti.

Solo che poi non bisogna lamentarsi dell’imbarbarimento sempre più collettivo di un cantone che, oggettivamente, non brilla per apertura mentale.

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