La destra e il verde

In passato, su alcuni punti legati al territorio e alla sua salvaguardia, vi sono stati dei personaggi di spicco di una destra borghese che hanno manifestato delle posizioni condivise dai Verdi. Anche sul piano locale, una serie di persone provenienti da una cultura borghese ha avuto modo di portare avanti a fianco dei Verdi battaglie importanti a difesa ad esempio del patrimonio storico e culturale presente in molte delle nostre città.

Va riconosciuto all’interno della cultura ambientalista, che al suo interno è piuttosto variegata, la presenza di correnti di pensiero che hanno trovato convergenze con posizioni scettiche su temi come la migrazione. Penso qui in particolare all’iniziativa Ecopop che ha avuto un certo appeal all’interno di una parte minoritaria dei Verdi. Ed è comprensibile per certi versi, perché la questione legata al territorio e alla sua forte erosione dovuta alla cementificazione resta tra gli aspetti prioritari di chi si sente verde.

Assistiamo in questi anni tuttavia all’avanzata di una destra populista a xenofoba che non ha affatto all’interno della propria cultura politica una sensibilità ambientale. Basti vedere il programma di Trump e le sue nomine per quanto riguarda i temi ambientali. Si tratta di una destra qualunquista ed egoista dove la responsabilità individuale rispetto all’impatto ambientale delle scelte dei singoli non viene presa in considerazione. Impensabile immaginare per loro delle limitazioni dell’infinita libertà di… inquinare. Spesso poi quando questa destra riesce ad imporsi elettoralmente e raggiunge il potere la stessa diventa rappresentante servile dei poteri economici forti che rappresentano l’economia di consumo più sfrenata. In questo senso si accentua sempre di più il confronto tra società civile ed economia.

Critiche non possono però non essere mosse anche alla sinistra “classica” di cultura socialdemocratica che non ha ancora saputo superare un modello economico incentrato sul concetto di crescita. Lo sviluppo in termini economici non è più per sua natura sostenibile. Si tratta di spostare l’attenzione del termine sviluppo sull’individuo, la sua crescita, la sua responsabilità individuale e la sua possibilità di relazionarsi in maniera armoniosa con gli altri individui e il territorio nel quale vive. E’ un discorso culturale che va sul lungo termine e che prescinde totalmente dal concetto di crescita. Anzi, la crescita rappresenta in questo senso un’ossessione che stritola gli individui e li porta ad una vita sfrenata.

L’autore è copresidente dei Verdi

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