La Lega è in difficoltà, e vi spiego perché

Di Corrado Mordasini

Mettiamo da parte le antipatie politiche. Ovvio che per me i capoccioni della Lega dei Ticinesi sono il peggio che il sistema politico abbia creato negli ultimi 25 anni. Ma cercherò di essere oggettivo.

Nonostante i proclami all’unità e all’amicizia, sono ormai sotto gli occhi di tutti le divisioni interne alla Lega. Alcuni diranno che ci sono sempre state. Vero, ma prima rimanevano all’interno. Ci si prendeva allegramente a badilate ma, grazie alla disciplina creata soprattutto da Giuliano Bignasca, nulla trapelava. Il bene del movimento aveva la precedenza. Inoltre, la figura del conducator, riusciva a mettere d’accordo tutti. Sto dicendo cose ovvie. Verissimo. Ad anni dalla morte di Bignasca, e con l’avvicendamento Barra-Zali, le cose sono un po’ cambiate.

La Lega ci ha abituato a continui successi. La sua retorica e il suo modo di fare politica si sono dimostrati paganti. Come l’impero romano, niente sembra poterla contrastare, come l’impero romano, avanza di vittoria in vittoria, schiacciando chi si presenta di fronte al suo cammino e fa terra bruciata dei nemici. Nessuna pietà. È interessante il paragone con l’impero romano.

L’espansione romana proseguì a nord fino al Reno, nelle terre dei Germani. Le legioni inanellavano una vittoria dietro l’altra, grazie soprattutto alla disciplina ferrea e al sistema collaudato di coorti e centurie. Poi arrivò Teutoburgo. Quella che oggi è chiamata la battaglia della foresta di Teutoburgo fu in realtà un massacro. 3 legioni con gli ausiliari furono annientate dalle tribù germaniche. 20’000 uomini furono fagocitati dalla foresta e le loro ossa rimasero per decenni a decorare il letto di pini e faggi.

L’errore dei romani fu di entrare nella foresta e nell’allungare troppo la colonna che, oltretutto, tra i fitti alberi non poteva manovrare come suo solito. Questo lo sapeva Arminio, capo della coalizione germanica. Arminio sapeva che la macchina bellica romana sarebbe stata vulnerabile, privata delle sue armi classiche: la disciplina e la formazione.

Perché parlo di Teutoburgo? Perché mi piace la storia, e anche perché, dopo Teutoburgo, i Romani subirono una battuta d’arresto. Nonostante 7 anni di guerra, non riuscirono più a superare il Reno che rimase un confine naturale e psicologico. Anche da lì sarebbero poi arrivate le tribù barbariche che avrebbero lentamente distrutto l’impero.

Oggi la Lega si trova, forse per la prima volta, di fronte a una battuta d’arresto, anche se il paragone è un po’ forzato. La lega si trova in difficoltà e lo dimostra il Mattino, che domenica ha dedicato la copertina e quasi due pagine interne ai socialisti. Anche qui direte che è un classico, ma la virulenza è forse evocativa di una debolezza, quella di fronte alla Riforma III delle imprese e ai referendum socialisti sui tagli governativi al sociale.

Le lotte interne alla Lega non solo non le permettono più di essere compatta, ma la lacerano anche su un terreno dove si è sempre vantata di essere presente, quello del popolo. Per la prima volta è una sinistra (oltretutto stranamente unita) a cavalcare con forza e coraggio il no ai tagli e alla riforma, a favore del popolo, mentre la Lega si arrampica sui vetri per convincere i suoi, che non sembrano nemmeno tanto convinti, del fatto che la riforma li aiuterà. Dei tagli nessuna parola, anche perché, appunto, approvati dalla Lega stessa in barba ad anziani e famiglie.

Dire che il 12 febbraio per la Lega sarà Teutoburgo è decisamente azzardato, ma è comunque evidente che qualcosa si sta muovendo e che la sinistra dà l’impressione di avere ancora energie da profondere nella lotta. Una lotta che, come a Teutoburgo, dovrebbe evitare il campo aperto per prediligere la guerriglia. Una lotta dove il cambiamento di tattica e l’astuzia possano avere la meglio.

Un’opportunità anche legata al PPD, che con la direzione di Dadò promette di rodere ai fianchi e indebolire le posizioni leghiste. Resta l’incognita dei Liberali e del nuovo corso. Stiamo a vedere cosa la storia moderna ci riserva. Se la Lega supererà il Reno o se si arenerà, per cominciare a perdere consensi. Forse il crollo dell’impero non è così lontano.

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