La Svizzera e il Rapporto Bergier, ora anche in italiano

Di

Come ogni anno in occasione della Giornata internazionale della memoria, ci sono state anche da noi diverse interessanti manifestazioni e concerti: una su tutte – di forte rilievo culturale – la presentazione della versione italiana del libro “La Svizzera e la seconda guerra mondiale nel rapporto Bergier” di Pietro Boschetti, presentato venerdì alla biblioteca cantonale di Lugano.

In una sala stipata di gente, l’autore (giornalista e storico romando di origini ticinesi) Pietro Boschetti ha illustrato la genesi del libro pubblicato, dopo diverse traversie, in francese nel 2004. Il libro riassume le conclusioni del corposo rapporto di 28 volumi fatto dalla speciale Commissione incaricata dal Consiglio Federale nel 1996, diretta dal rinomato storico e professore universitario svizzero Jean François Bergier, per fare luce su questioni come il destino dei fondi ebraici delle vittime dell’Olocausto depositati nelle banche svizzere, le relazioni economiche fra aziende svizzere e Germania nazista, il ruolo delle Ferrovie Federali Svizzere nei rapporti commerciali europei durante la Seconda guerra mondiale.

Dick Marty, che in quegli anni era Consigliere agli Stati, ha poi spiegato il clima politico del tempo, ha ricordato i protagonisti di quelle vicende e ha espresso delusione per il fatto che al momento della pubblicazione finale del rapporto che ha richiesto alcuni anni di lavoro non sia avvenuto un vero dibattito politico per fare finalmente chiarezza sul ruolo avuto dalla Svizzera negli anni Quaranta.

In sala erano presenti molte persone di cultura e pochi politici, fra i quali spiccava l’ex Consigliere federale Flavio Cotti che ha raccontato come il Consiglio Federale avesse ai tempi deciso di affidare il delicato incarico ad una commissione indipendente di storici, fra i quali diversi rinomati a livello internazionale.

Ora, grazie all’iniziativa dell’Associazione Ticinese degli Insegnanti di Storia, il libro viene pubblicato anche in italiano e permette di tornare a parlare di quel periodo buio anche nelle nostre scuole. Il libro è snello e si legge in un fiato. Lo ha detto Dick Marty, ed è vero. Dopo averlo sfogliato durante la conferenza, giunta a casa mi sono messa alla lettura. Mi sento in dovere di farlo: analizzare cosa è successo in modo distaccato è utile per leggere la realtà politica odierna. È quello che ci invitano a fare gli insegnanti di storia, mettendo come incipit una citazione di Italo Calvino “Ricordare è necessario, ma dimenticare è una funzione altrettanto vitale per il pensiero. Il vero compito dell’intellettuale è quello di aiutare a ricordare il dimenticato, ma per fare questo si deve prima aiutare a dimenticare ciò che ricordiamo troppo: idee ricevute, che ci impediscono di vedere e pensare e dire di nuovo.”

Il professor Bergier, nella sua prefazione del 2004, ci indica che “Sapere non è facile. Occorrono pazienza e umiltà di fronte ai fatti rivelati dalle fonti, che non corrispondono sempre con i nostri ricordi personali. Comprendere risulta ancora più difficile …occorre leggere fra le righe…cogliere la paura di fronte al caos della guerra e alle minacce, cattiva consigliera…cogliere la routine di xenofobia e antisemitismo diffuso… il pragmatismo e i compromessi…nella commissione abbiamo spesso dibattuto ma sulle questioni sostanziali c’è stata intesa e abbiamo accettato il verdetto delle fonti. … che si dia inizio al dibattito!”

Io non so se ora dopo molti anni si riuscirà ad aprire davvero un dibattito. Forse è più facile farlo ora che non ci sono più testimoni diretti. Spero però che si possano fare delle discussioni non solo nelle aule di scuola, ma anche in politica e nei media. Perché molti fenomeni sociali odierni iniziano sempre più spesso a ricordare quei tempi oscuri.

Ti potrebbero interessare: