La tetraplegica del menù

Io amo mia moglie ma ha un difetto. Che si estrinseca quando andiamo al ristorante e dobbiamo ordinare qualcosa. Non solo è un indecisa cronica, ma ha pure una serie di idiosincrasie che rasentano la patologia. È una tetraplegica del menù, una paralitica mentale della scelta. All’università di Berna hanno già chiesto di poterla esaminare ma ho detto di no. Mica è una cavia, mi sono però già messo d’accordo per una modica cifra, donerò il suo cadavere ala scienza. Ma mi spiego meglio:

  1. Appena entriamo ci sediamo, mettiamo che siamo in 5. Nell’arco di 5 minuti, seppur chiacchierando e discutendo, ognuno di noi ha scelto cosa mangerà. La scelta è avvenuta per volontà propria o per un interessante incrocio di idee che portano poi alla definizione definitiva del menù. Lei no. Non ha ancora scelto. Ma la cosa incredibile è che la stessa cosa sarebbe successa se fossero passati 15, 20 o 30 minuti. Lei non è semplicemente in grado di scegliere.
  2. Il cameriere viene una prima volta. Sorridiamo, non abbiamo ancora scelto. Non c’è problema, passo dopo, dice l’ignaro. Passa dopo. Ordiniamo e lei sta ancora febbrilmente leggendo il menù. Io lo guardo e dico: “passi dopo, non ha ancora scelto”, con un tono fra il rassegnato e l’iracondo. Ma io so che non sceglierà mai, e allora, all’ennesima domanda sulla scelta tra tagliolini al salmone e rucola o pappardelle funghi porcini e pistacchi di Bronte dico: “Quella. È buonissima di sicuro”. Non ha scelto, ho scelto io. Non per prevaricare, ma per esasperazione.
  3. Variante aggiuntiva all’esasperazione. Arriva il cameriere dopo un quarto d’ora, lei ha il menu aperto e con fare inquisitorio chiede: “ scusi, cosa sono i citrullini alla molisana?”. Il cameriere spiega e lei invariabilmente: “allora no, guardo ancora un attimo.” E via così.
  4. La pizza: più facile. Anni di allenamento hanno dato qualche risultato: io una quattro stagioni, io una napoletana, io una margherita. Lei no: Un’ortolana piccola però, senza mozzarella e con le verdure solo se sono grigliate.

Alla fine arriva il suo agnello alla menta piperita e miele. Invariabilmente ti chiede: “mi fai provare il tuo?”. Io penso sempre che allora perché cazzo non hai ordinato quello che ho preso io? E so già cosa dirà: “ è meglio il tuo, avrei dovuto ordinare anche io le capesante ripiene di ciliegie al barolo”.

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