L’illusione della libertà di stampa

Di Corrado Mordasini

Gli Svizzeri e i Ticinesi vivono nell’illusione della libertà di stampa. Cioè, sono convinti che la libertà di stampa e dunque il loro diritto all’informazione siano tutelati. Purtroppo non è così, e lo dimostra il recente caso che vede protagonisti dei giornalisti del Caffè che sono a processo contro la Clinica Sant’Anna. Ce ne aveva parlato Lillo Alaimo, direttore del Caffè in un recente contributo.

Il caso lo conoscono tutti: l’asportazione di due seni a una paziente da parte del dottor Piercarlo Rey per un errore di identificazione. I redattori del Caffè, facendo il mestiere che dovrebbe fare ogni giornalista serio, ha soprasseduto alle responsabilità del dottor Rey, ormai accertate, per riuscire a capire come mai un errore del genere potesse essere capitato. Una serie di articoli hanno portato alla luce, anche grazie alle testimonianze, delle irregolarità che hanno decisamente un interesse pubblico. D’altronde ognuno di noi vuole sapere chi opera e in che modo.

Da noi interpellato Stefano Pianca, uno dei redattori “incriminati”, si chiede giustamente a questo punto cosa possa scrivere un professionista senza sentire la spada di Damocle della magistratura sul collo. Il problema è infatti reale, e a questo punto vanno fatte un paio di considerazioni.

Questo caso porta alla ribalta il sistema giuridico svizzero. Lo stesso che con le società anonime permette a farabutti di tutti i tipi di disattendere le richieste di creditori o lavoratori. E che, in questo caso, rischia di far prevalere l’interesse commerciale davanti a quello pubblico. Perché è ora di dirlo fuori dai denti: la legge, soprattutto da noi in Ticino, è comunque sottoposta a pressioni sia da parte dei partiti che dei grossi gruppi di potere. L’indipendenza della magistratura, anche troppo spesso attaccata a sproposito, è spesso in dubbio. Non è un caso che sentenze ticinesi vengano poi ribaltate di fronte a una superiore istanza federale, come quella che vedeva laRegione opporsi al “10 minuti” di Boris Bignasca.

Insomma, a breve si svolgerà un processo che non rischia di condannare solo quattro giornalisti, ma anche tutta una società ad avere un’informazione monca e pavida, che già è sottoposta a correnti politiche e in cui l’indipendenza sta diventando un miraggio. La società civile e i colleghi, e anche noi, invitiamo a sottoscrivere un appello a favore di questi lavoratori della carta stampata, che questa volta hanno fatto solo, e bene, il loro lavoro. È sufficiente scrivere a: solidarieta@bluewin.ch

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