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Perché, oltre il bavaglio, al Caffè tocca pure Quadri?

Alla faccia dell'”a Natale si è tutti più buoni”, Quadri ha passato le vacanze a covare odio e produrre bile che si è riversata, domenica, su quei poveri cristi del Caffè.

Non solo sono stati denunciati per aver fatto il loro lavoro; non solo non gli sono state mosse critiche nel merito; non solo per la prima volta dei giornalisti si sono visti accusare di far concorrenza sleale perché, pensate, osano far domande su quanto è stato appurato successe alla clinica Sant’Anna. No. Mancava Lorenzo Quadri, infatti, a tirar fuori i migranti anche riguardo a ‘sta cosa. Ognuno è libero di avere i pensieri fissi che vuole, ci mancherebbe, ma cosa c’entri la migrazione col bavaglio che è stato messo a Il Caffè lo sa solo Quadri. Chi ha osato protestare contro quanto successo a Lillo Alaimo e compagnia si è sentito definire da Quadri come membro “della stessa area che si riempie la bocca con concetti quali “il valore della diversità”, e poi fa di tutto per denigrare ed azzittire chi osa pensarla diversamente, dimostrando la più talebana chiusura ed intolleranza.” E Quadri che dà dell’intollerante lascia quantomeno interdetti, non fa capire bene se si sia in una realtà parallela o sia ancora il buon vecchio pianeta Terra. Vederlo difensore della libertà di stampa e di espressione (dando addosso a dei giornalisti, ma vabeh) fa ancora più ridere, visto che banna dalla propria pagina Facebook chiunque osi criticarlo.

Ma non è tutto, perché ecco che arriva l’apoteosi: “Libertà di stampa, ma solo per chi la pensa come loro. Per gli altri, invece, il bavaglio, la censura e le campagne denigratorie”, continua infatti il consigliere nazionale. Solo che l’accumula poltrone, avendo tra queste anche quella di direttore del Mattino, anche se punto nel vivo (con una coda di paglia lunga da qui al Canada), dovrebbe saper far dei distinguo.

Quando gente con un minimo di senno e buon senso ha protestato contro il Mattino, l’ha fatto per le offese continue, per gli insulti beceri, per il mettere costantemente alla gogna l’avversario di turno e usare un domenicale come manganello. Le volte che si è protestato contro l’UDC, lo si è fatto per ignobili campagne come “Bala i ratt”, come la pecora nera fuori dal recinto, come i toni francamente incomprensibili di buona parte dei loro eletti.

Il giornalista Quadri capirà che qui non siamo di fronte a una motivata critica verso un determinato uso della stampa di proprietà e al dubbio gusto di alcune campagne politiche. Qui siamo davanti a giornalisti accusati di aver fatto il proprio lavoro.

E la prossima volta che qualcuno si chiederà perché il livello dell’informazione in Ticino sia così basso, prima si chieda perché quattro giornalisti vengono trattati così. Poi si chieda perché Lorenzo Quadri ha avuto ‘sta reazione.

D’incanto, tutto sarà più chiaro.

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