Riforma III, tutti in mutande!

Meravigliosa e curiosa campagna quella che gira in questi giorni, riempiendo di mutandoni stesi i social. Prendiamo spunto da questo smutandamento virtuale per parlare di un rischio reale, quello legato alla Riforma III delle imprese. Detto in parole povere: l’ennesimo sgravio ad aziende. Bello. Bello finché non ci accorgiamo che i miliardi che verranno a mancare da questa parte dovranno essere recuperati altrove. Inutile dirvi dove, sarebbe insultare la vostra intelligenza di lettori.

Certo è che perlomeno i dati ci raccontano già cosa succederebbe, e non è una cortina fumogena, ma matematica. In una tabella (che riproduciamo sotto) la Berner Zeitung propone, prendendo a campione alcuni comuni bernesi, che effetto avrebbe la Riforma III. I risultati sono decisamente tragici. I comuni, che non vedrebbero compensate le perdite dalla confederazione, si troverebbero con un diminuzione media del gettito intorno al 44% e un aumento della quota a carico delle persone fisiche che potrebbe variare dal 10 al 38%.

Secondo altri calcoli, il solo comune di Lugano vedrebbe una perdita secca di 20 milioni. Presto detto cosa questo voglia dire. Chiusi i gabinetti pubblici, non c’è ancora molto da sfalciare senza creare dolori maggiori a quelli della vescica. Sociale, scuole, servizi, tutto andrà a soffrire per questa riforma. E se i soldi non bastano, si andrà a battere cassa dai cittadini, con buona pace della Lega che questa riforma la sostiene.

Possiamo continuare su questa strada e credere che sgravando aziende, che hanno già un regime fiscale tra i migliori in Europa, risolveremo il problema. Lo pensavano anche la ministra Masoni e i suoi amici liberisti anni fa e sono i loro famosi sgravi alle imprese che hanno precipitato anzitempo il Ticino nel baratro. Un’azienda sana, e chi fa impresa lo sa, gode in Ticino di una serie di vantaggi: una localizzazione centrale, degli ottimi servizi, un sistema stabile e un regime fiscale tra i più bassi, come dicevamo. Ridurre ancora le tasse non dispiacerà certo alle aziende, ma non è necessario. Ricordiamo che prima dell’economia ci siamo noi, perché siamo noi a farla girare ‘sta benedetta economia. Ad avvantaggiarsi di questi regimi fiscali saranno, come in passato, aziende a basso valore aggiunto e che non creano posti di lavoro per chi abita qui.

Nel frattempo le statistiche del DSS ci raccontano che, dall’anno scorso, i beneficiari di assistenza sono aumentati dell’11%. In febbraio abbiamo la possibilità di votare No, e di dire alla confederazione che al centro del villaggio c’è l’uomo, non l’azienda. Non ci sono partiti o movimenti che tengano, ci siamo dentro tutti. Se non vogliamo veder peggiorare tutto, votiamo No, con una sola voce! Diventiamo per una volta protagonisti della nostra vita, e non solo poveri spettatori piagnucolanti!

Non vogliamo che ci lascino in mutande!

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