Applausi a St. Moritz, sculacciate agli onorevoli

Di Libano Zanolari

Duri come lo gneiss del Crap Sogn Gion, cocciuti come stambecchi in calore impegnati nel cozzo della volta cranica per avere la femmina, gli onorevoli dello schieramento borghese (100 su 120!) si sono rotti le corna per la seconda volta a distanza di soli 4 anni! E dal 52,6% per i Giochi Olimpici (con un budget di 2 miliardi) siamo passati al 60,1% per miseri 25 milioni utili per lanciare la candidatura.

I grigionesi avrebbero votato contro anche se il governo avesse chiesto 5’000 franchi per una fondue da offrire davanti al parlamento. A proposito: a che serve se non rappresenta il popolo? Il voto grigionese è uno schiaffo alla democrazia. Se 16 socialisti appoggiati da 3-4 verdi rappresentano una maggioranza del 60% qualcosa non quadra: matematico. Forse bisogna passare dal maggioritario al proporzionale. Ma non è detto. La potente lobby del cemento e del turismo è incorreggibile, i loro acritici rappresentanti PL, UDC, PPD e PBD altrettanto. La culla degli sport invernali, Oslo, con un governo di centro-destra che rifiuta i Giochi, dice qualcosa? Negativo. E la Baviera? Tutti sanno che Coira ha ancora il dente avvelenato nei confronti delle stazioni invernali che non avevano  appoggiato la sua candidatura? Non è vero… Zurigo, la grande città chiamata in soccorso per la logistica che si mostra reticente, dice qualcosa? Nix.

St. Moritz si vede respinto il progetto di un trampolino olimpico? Non fa effetto. Risultato: la stazione chic affossa il preventivo con il 56,1%, come Davos, Arosa e l’Engadina intera, compreso il comune di Scuol che vota contro il suo ex sindaco Parolini, leader del dipartimento cantonale dell’Economia e suo ex sindaco. La capitale Coira arriva al 67,78% di no, il distretto Moesa al 69,08! Per presentare in tutto il mondo le proprie piste (bellissime) i mondiali di sci bastano e avanzano: costati tra l’altro non poco, attorno ai 100 milioni. Riusciti in pieno. Anche senza il brivido del salto Rominger. In prova Feuz aveva toccato gli 84 metri. Ma dopo un paio di spaventosi voli in allenamento, esattamente come a Garmisch, il dente è stato smussato. I maschi atterravano senza rischi dopo 40-45 metri, le donne dopo 30-35. Molto più intelligente l’idea, e in teoria non pericolosa, della telecamera posta in alto che dava una visione meravigliosa del tracciato e del comprensorio. Tutti la vedevano, come pure i cavi in tensione. Non però gli occhi di falco dell’aviazione, sempre pronti a battere cassa per poter alzarsi in volo entro pochi secondi a difesa dei nostri confini: hanno abbattuto un cavo e fatto precipitare la telecamera, con un’operazione dal sapore fantozziano: per fortuna la tragedia è stata solo sfiorata.

Nei vecchi fienili delle valli sono ancora conservate lunghe pertiche di frassino usate per bacchiare (far cadere) le noci dai rami. Quella di mio papà era di 4 metri e 65. A incollarne 20 si arriva a un’altezza di metri 92 e 30. In cima si appende uno straccio. La pattuglia si esercita a sfiorare l’ostacolo sino a superare brillantemente il test: qual è il problema? Nema problema.

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