“Dov’è finito Rabadan”

Di Redazione

Dopo essere arrivata ieri sera col treno da Friborgo (tanto per cambiare in ritardo) ed essere stata accolta da transenne, barricate, securini ovunque e dopo la tragedia del 20enne vorrei condividere con voi questo pensiero espresso da mio zio. È vero a tratti esagerato a tratti moralista ma con parti azzeccate e condivise. Questa sera “viviamo” il carnevale nel rispetto e nell’allegria.

“La fine di Rabadan, lettera apparsa un anno fa sui giornali

Quest’anno il nostro carnevale ha raggiunto il suo livello di partecipazione più basso, forse non in termini di presenze ma di coinvolgimento.
Negli anni la società Rabadan ha preso il controllo del carnevale bellinzonese, organizzandolo e pianificandolo, trasformando il centro in una cittadella fortificata, presidiata da centinaia agenti, telecamere e quant’altro. Non ci siamo accorti subito di quanto stava accadendo e – in nome di una presunta sicurezza – abbiamo giustificato ingenuamente la progressiva chiusura della città e il pagamento di un’entrata, ci siamo lasciati perquisire e controllare.
Ora che – per ragioni di sicurezza – nemmeno Mary Poppins può più entrare con il suo ombrellino, realizziamo che questo ha quasi annientato il carnevale. Sono spariti i gruppi satirici, i teatrini comici, le piccole compagnie musicali, i costumi fantasiosi e le maschere elaborate. Sono assai rare le scenografie e gli allestimenti nei locali. Sono scomparsi pure i vicoli, barricati da transenne. Il carnevale ormai non capovolge più il mondo.
Sono le tendine-discoteca rifinite a panneaux da cantiere a farla da padrone, e la massa di ragazzi peluche che del carnevale non sa nulla. L’umiliazione delle Guggen cresce ogni anno ed è sempre più difficile trovare un luogo dove possono suonare, senza essere inondate dal ritmo incalzante e sintetico degli altoparlanti. Cosa ne sanno dell’impegno di questi musicisti i ragazzini infoiati, che transitano da una discoteca all’altra urtando i suonatori, con i trombettisti che rischiano di farsi spaccare i denti. La musica suonata dal vivo da dilettanti e semi professionisti è emozionante, vera e genuina, ma tecnicamente non può competere con quella commerciale, remixata in studio e diffusa attraverso amplificatori da migliaia di watt.
Come abbiamo fatto ad appiattire così questo rito millenario, che anche il Cristianesimo ha dovuto assumersi e assimilare?
Come ha potuto, questo evento così profondo, farsi manipolare e reprimere da una società – privata -, che ne ha preso il controllo assoluto?
Dialogare con la società Rabadan non è probabilmente più possibile, sarebbe come tentare di convertire una dittatura alla democrazia.
Il carnevale non richiede pianificazione militare dall’alto, non servono impianti audio-luci sofisticati e neppure investimenti incondizionati per garantire sicurezza e trasporto pubblico. Il carnevale ha bisogno di sostengo e cultura, va fatto nascere e crescere dal basso coinvolgendo tutta la città, che ora idealmente va da Claro a Gudo. Il carnevale deve ripartire dalla gente, essere animato dai più creativi, da suonatori e musicisti, promosso da commercianti ed esercenti, gli unici a poterne limitatamente lucrare.” Zio Nicola

Lisa Boscolo

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