Il “filo di Arianna” di Beat

Di Libano Zanolari

Beat Feuz ha compiuto una grande impresa dopo aver perso ben 4 anni (2007/2008 – 2012/13) a causa di un problema al ginocchio che ha rischiato di rovinare una carriera da predestinato: si pensi ai mondiali juniores del 2007 quando Beat, in Austria, vinse l’oro in discesa, super-gigante e combinata, e, dato ancor più importante, il bronzo nello slalom, impresa già realizzata a Bardonecchia a 18 anni! Una specie di fenomeno insomma, come Beltrametti, come lui forzato troppo da una federazione che aveva assolutamente bisogno di risultati per reggere la concorrenza.

Beat paga subito un pesante dazio perdendo le due prime stagioni nell’élite a causa delle sue ginocchia fragili. Recupera, si concentra sulla velocità arrivando vicino all’impossibile: vincere la Coppa del Mondo 2012 solo grazie alla discesa e al super-gigante. La contende al grande polivalente Hirscher sino all’ultimo. Perde per soli 25 punti. Poi, paga ancora lo sforzo, ma questa volta le prospettive sono molto negative: si ipotizza la fine anticipata della carriera. Il ginocchio non regge, il rientro è posticipato dopo i primi test. Sino al ritorno con la vittoria nella preolimpica di Sochi ma con la delusione al momento della prova vera: 13esimo nel 2014. Nella pre-mondale di St. Moritz, vince sia la discesa che il super-gigante. Ma ancora una volta al momento della verità delude e nel super-g vinto da Erik Guay è solo 12esimo. Non ha trovato la giusta misura fra la ricerca della linea e il rischio, l’attacco. Ma come: proprio lui che fa del senso delle linea e della velocità la sua arma segreta? Si, proprio lui, al traguardo nero come il carbone per aver sprecato l’occasione.

Eppure ancora una volta è il grande favorito: perché molti artisti non concedono il bis, e molti campioni raramente sbagliano due volte. L’errore per eccesso di ambizione, la “hybris” dei greci, l’aveva già fatto a Kitzubuehel scegliendo una linea troppo “tagliata”, insostenibile, dopo il salto del “Hausberg”. Mentre finiva contro le transenne, per fortuna illeso, costruiva la vittoria mondiale: mai più così. Feuz è il mago della linea: dategli dello spazio e come teleguidato da un ingegnere informatico, disegna i raggi di curva, Beat memorizza tutto e sceglie delle traiettorie in qualche caso diverse da quelle considerate dalla maggioranza ideali, alla fine dei conti ha ragione lui. Un senso innato, nessuno lo può insegnare.

Quel senso che non ha ancora Lara Gut che a Cortina, anche lei in netto vantaggio, ha scelto una linea troppo stretta troppo ambiziosa, costata la Coppa del Mondo che già aveva in tasca, e costata troppo anche a St. Moritz. Ritornerà più saggia e più forte di prima. Feuz invece si concentrerà sulla discesa facendo un po’ di tecnica per essere competitivo anche nel super-gigante. E magari si convincerà che se l’inizio è piatto bisogna forzare il passo-spinta. Non è divertente, né elegante, ma oggi ha rischiato di perdere per un particolare che c’entra poco con il fascino della discesa, ma insomma… Nils Mani nei primi 5 secondi gli ha dato 30 centesimi!

Alla fine comunque ha avuto ragione lui. Un misterioso filo di Arianna l’ha portato fuori dal labirinto e l’ha condotto al traguardo con 12 centesimo di vantaggio su un grande Guay, portandolo a una vittoria memorabile. Gliene siamo tutti grati.

Ti potrebbero interessare: