Ragazze che riempiono il cuore di gioia

Si chiamano Marina (15 anni), Sibilla (15), Gloria (14), Greta (14) e Céline (14). Qualche giorno fa, dopo scuola, mi hanno accolto con dei sorrisi calorosi nell’atrio della scuola media di Balerna, dove avevamo appuntamento per un’intervista. Il loro docente di italiano ci ha accompagnati in una saletta e ci ha chiesto se per le 17 avremmo finito. “Sicuramente, sarà una cosa breve. Le ragazze hanno già letto le mie domande e ci metteremo poco”.

Mai previsione fu più sbagliata e mi scuso con il loro docente per averle trattenute di più, il tempo è volato in un soffio. E quello che mi hanno lasciato difficilmente lo dimenticherò.

Partiamo dall’inizio. Per il secondo anno, la scuola media di Balerna ha organizzato un mercatino di Natale, per poter passare un momento con le famiglie prima di iniziare l’anno nuovo. Ogni classe faceva qualcosa e lo vendeva. Visto che il ricavato era molto, si è deciso di darlo in beneficenza. La prima volta i soldi sono arrivati fino in Tanzania, mentre questa volta è toccato a Rebbio, per i migranti che Don Giusto ospita nel suo oratorio. Le cinque ragazze più coinvolte in questo progetto hanno accettato di incontrarmi per rispondere alle domande di Gas.

Come mai la scelta, quest’anno, è caduta proprio sui migranti di Como ?

Greta: è un problema che ci colpisce più da vicino.

Marina: il nostro docente di italiano sapeva di questa signora che si chiama Tiziana, che ogni tanto partiva per Rebbio con dei furgoni pieni di vestiti e di cibo. Il nostro docente quindi ha proposto ad ogni classe di portare qualcosa a scuola e lo abbiamo portato a Como.

Tiziana chi è? Una mamma della scuola?

Greta: Tiziana è la proprietaria di un bar di Balerna. Conosce il nostro docente di italiano e abbiamo così deciso di aiutarla. Vogliamo ringraziarla tanto, perché è grazie a lei che si è creato tutto. Spesso ci dà un passaggio il sabato per andare a Como.

Quindi voi andate anche a Como?

Tutte in coro: Sì.

Greta: l’idea inizialmente è stata della scuola ma noi abbiamo deciso di tornarci perché ci era piaciuto molto.

Céline: la prima volta che siamo andate a Rebbio a portare i soldi eravamo un po’ agitate, perché non sapevamo cosa poterci aspettare. Noi credo ci aspettavamo una cosa come la raccontano i giornali o alcune persone. Avevamo una grande ansia, invece siamo arrivate lì e ci hanno accolte subito con sorrisi, tutte persone simpatiche. È stato proprio bello.

Greta: spesso, soprattutto in Svizzera, durante le votazioni, ci mettono in testa cose sbagliate. Ci comunicano le cose negative. Perciò noi non avevamo dei pregiudizi, ma eravamo spaventate perché non sapevamo a cosa andavamo incontro, sopratutto perché non avevamo mai visto questa realtà. Però andando a Rebbio ho visto ragazzi che hanno più voglia di riscattarsi nel proprio futuro che in un ragazzo che è abituato a tutto. Per noi è stato molto bello riscontrare qualcosa di diverso e che molti pregiudizi che si creano sono falsi.

Gloria: è proprio vera questa cosa dei giornali e dei telegiornali. Cambiano veramente tutto e le fanno passare per persone cattive, quando non è per niente così. Tu vai e loro ti raccontano, senza farti pesare quello che hanno dovuto passare. Ed è una cosa che ti colpisce. Nonostante tutto quello che è successo loro, non perdono il sorriso e la gentilezza.

Marina: nonostante quello che ci hanno raccontato del loro viaggio, sono sempre aperti e sorridenti. Hanno sempre voglia di raccontare e di adattarsi al luogo in cui vengono ospitati. Sono riconoscenti verso chi li aiuta e non pretendono niente.

A questo punto dell’intervista guardo queste cinque adolescenti così speciali e non riesco a fare a meno di ammirare il loro entusiasmo. Sono ragazze davvero speciali e le ammiro. Mi raccontano a ruota libera delle storie che questi migranti hanno dovuto subire: elettroshock, violenze, ricatti. Famiglie che vendono tutto per dare a uno di loro una possibilità. E il viaggio verso un posto migliore è costellato da prigione, maltrattamenti. I Governi che usano le famiglie come deterrente verso chi vuole fuggire.

Queste ragazze si chiedono come sia possibile riuscire a vivere tutto questo. Si chiedono anche come mai nazioni come la nostra Svizzera, che ha sicuramente i mezzi per migliorare la realtà dell’ immigrazione, blocchino queste persone per paura di essere invasi. Non è possibile tutto questo, nel loro concetto personale di quello che dovrebbe essere l’umanità. Hanno avuto quasi vergogna di vivere in una Svizzera così e hanno sentito il bisogno di fare qualcosa e di dare una mano, accorgendosi che molti giovani però non la pensano come loro, usando i social come valvola per sfogare un odio spesso immotivato.

Che tipo di reazione avete avuto intorno a voi con questo progetto ? A casa, a scuola, gli adulti, gli amici…

Sibilla: volevo già fare volontariato prima di questo progetto e ne avevo parlato con mia mamma. Quando ho parlato di questo progetto ai miei genitori erano contenti. Mi hanno sempre appoggiato nella mia decisione.

Céline: i miei genitori mi hanno sostenuto, ma qualche parente o compagno di scuola quando racconti quello che fai, beh, ti guardano come se quello che stai facendo è sbagliato. Io invece non credo sia sbagliato, penso sia un’esperienza che ognuno di noi dovrebbe fare nella vita.

Greta: io ho avuto molti riscontri positivi, in primis dalla mia famiglia. Mi sono capitati solo due episodi in cui non hanno capito il senso del volontariato e della mia scelta.

Gloria: nessuna reazione davvero negativa, a parte qualche sguardo strano quando a volte mi capita di raccontare quello che faccio.

Marina: anche da me nessuna reazione negativa.

Come pensate si senta un ragazzo della vostra età, che ha dovuto scappare dal suo Paese e che si trova respinto alla frontiera ?

Gloria: penso si sentirebbe male e forse proverebbe anche odio verso la frontiera che lo respinge. Io mi chiedo le persone che respingono in questo modo anche i bambini, che cuore hanno. Scappi da una situazione difficile per cui tu non hai colpe e non vieni accettato alla frontiera. Non puoi sentirti bene.

Marina: questi ragazzi partono per andare nei posti di cui sentono di più parlare, la Germania e la Svizzera per esempio. E sperano di poter riprendere la loro vita in modo più sereno. Ma anche in Italia, dove ho potuto vedere io, sono stati accolti con calore e altre Nazioni dovrebbero farlo.

Greta: io proverei una forte frustrazione, perché mi chiederei “chi sei tu per dirmi dove posso andare”. Il pensiero è che è una casualità se sono nata in Svizzera, in Africa o in Cina e non ho scelto io dove nascere. E io devo poter avere accesso dovunque voglia andare. Secondo me l’immigrazione è il futuro e sarebbe bello riuscire ad andare in un posto senza sentirsi fuori posto. Io mi sentirei frustrata a non poter andare a cercare qualcosa di meglio.

Se dovessi scappare come loro, lasciare tutto e portare solo cinque cosa, cosa porteresti ?

Le risposte sono state abbastanza unanimi. Delle foto, per avere dei ricordi, il telefono (perché è essenziale per mettersi in contatto con la mia famiglia, al di là degli stereotipi che ormai si sentono sempre), il caricatore. E i documenti, se li hai. Ma soprattutto qualcosa che ti lega ai tuoi affetti.

Ero partita per fare una semplice intervista a qualche ragazza adolescente delle scuole medie che avevano organizzato una raccolta soldi e vestiti per i migranti di Como. Mi sono seduta al tavolo e ho fatto partire il registratore, con il mio bel foglio e con le mie belle domande. Quello che ho vissuto in quei 40 minuti di chiacchierata ha dato al mio cuore la speranza che queste ragazze hanno voglia di cambiare il mondo in qualcosa di migliore. E lo fanno con il sorriso e un entusiasmo che ti scalda.

Mi scuso con loro per aver dovuto tralasciare molte cose che hanno detto, ma lo spazio non mi permetteva di poter scrivere tutto. Le voglio ringraziare per aver condiviso con me la loro esperienza e io voglio a mia volta condividerla con voi.

Vi voglio lasciare con la frase che un ragazzo ospite dell’oratorio ha detto a queste super ragazze “ogni volta che venite mi riempite il cuore di gioia”.

Lo avete fatto anche con me ragazze e vi ringrazio di cuore. Siete meravigliose e speciali. Continuate cosi e cambierete il mondo.

Vi abbraccio.

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