Ciao C.

Di Carol Bernasconi

Ciao Christian, in questi giorni ti ho pensato molto, sai? Ti hanno chiamato in molti modi: “pirata della strada” è stato il più carino. Il peggio si è raggiunto quando hai postato una tua foto con la patente in mano, con la tua faccia sorridente. Ecco, lì sono volati gli insulti.

Lo so che per tanti sono una sinistroide buonista, che secondo alcuni significa che amo tutti i criminali e li accoglierei a braccia aperte. Però sai una cosa, Christian? Io credo che quello che le gente pensa di te sia corretto. Tu sfrecci a 140 km/h nella galleria del Gottardo, effettui 15 sorpassi, raggiungi i 200 km/h, scappi dalla polizia, vieni fermato da un blocco della polizia a Rivera, ti giustifichi dicendo che avevi fame e dovevi essere alle 23 a Como, vieni condannato e tu che fai? Al posto di scusarti, cospargerti il capo di cenere e fare ammenda, ti fai intervistare dal Blick che pubblica una tua foto e una frase che dice “Della Svizzera ho già visto tutto e non ho più bisogno di tornarci”.

Caro Christian, io spero davvero che tu non abbia più bisogno di tornarci, perché il grado di accoglienza da parte nostra sarebbe pari alla temperatura polare artica. O forse anche un po’ meno. Io mi immagino in auto, con la mia famiglia, a farci a vicenda gli indovinelli perché quando il viaggio è lungo noi il tempo lo passiamo così. Stiamo partendo per andare in vacanza. Magari all’Europa Park, che ci piace così tanto. Nostro figlio minore soffre in modo assoluto il mal d’auto, perciò nei viaggi lunghi lo mettiamo davanti con il suo seggiolino. Entriamo nel tunnel del Gottardo, Alessio dirige il gioco degli indovinelli. Mio marito guida, non c’è tanto traffico, ma in quella galleria è importante restare sempre concentrati. Ad un certo punto vediamo dei fari puntare verso di noi. Sono quelli della tua auto, caro il mio Christian affamato. Ci vengono addosso e a quel punto cosa puoi fare? Sperare che sia un’allucinazione, augurarti che tu abbia calcolato bene i tempi della tua pazzia oppure chiudere gli occhi e aspettare lo schianto.

Io e la mia famiglia non eravamo in viaggio quel giorno, non avevamo programmato nessuna vacanza. Ma potevamo esserci e magari non potevo essere ancora qui per raccontarlo. E magari nemmeno tu, ma sinceramente non me ne sarebbe importato. La tua mente persa e a questo punto, sembrerebbe, poco lucida ha messo in pericolo decine di persone innocenti. Sei stato solo fortunato. Non furbo, sveglio, calcolatore: solo fortunato. Maledettamente fortunato. Il giudice ti ha condannato a 30 mesi, dei quali 12 da scontare. Tu hai fatto il bulletto da giornalino scandalistico affermando che non metterai più piede in Svizzera e perciò non sconti niente. La Germania ha deciso di prendere provvedimenti, staremo a vedere. Ma sai come ti dovrebbero punire, caro il mio pirata? Dovresti passare qualche mese a Nottwil, a occuparti dei pazienti vittime di incidenti stradali. Dovresti aiutarli ad alzarsi, lavarli, nutrirli, vestirli. Dovresti seguirli nel loro percorso di riabilitazione. Dovresti ascoltare le loro storie, raccontate da loro, se sono ancora in grado di parlare. E dai loro parenti, mogli, mariti, figli. Dovresti sapere come sono cambiate le vite di tutti, della sofferenza che accompagnerà le loro giornate per sempre. Lì dovresti andare Christian, oltre a non poter guidare mai più. Voglio vedere se avrai ancora il coraggio di guardare l’obiettivo con il suo sorriso sprezzante e la tua bella patente in mano. Patente che se avesse una vita propria, sceglierebbe di autodistruggersi.

Solo due cose sono infinite, l’universo e la stupidità umana, e non sono sicuro della prima” (A. Einstein)

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