“Footballamarcord”

Di Redazione

Era tipo il 1980. Ero al mare. Nel weekend arriva mio padre e dice a me e a mio fratello “vi ho iscritti nelle giovanili di calcio.”

Io ero bravino a calcio. Fatto sta che a settembre inizio gli allenamenti con il GS Grono. Allievi C.

Facevamo cagare. 
Bon, nel girone iniziale eravamo ultimi. Il povero allenatore era depresso. Viene il momento dell’incontro col Bellinzona. Ora: a quei tempi Grono vs Bellinzona era come dire adesso Abbiategrasso contro Real Madrid.
Nel Bellinzona ci giocava centravanti un certo Matteo Berta, che era 1.70 e praticamente era come Jeeg il robot d’acciaio contro i puffi. E all’ala sinistra c’era un moretto che si chiamava Kubilay Turkylmaz.
E io giocavo terzino destro. Il mio solito culo.
Vabbé: si gioca. 
Alla fine del primo tempo perdiamo dignitosamente 4 a 0. Kuby non ha fatto gol e io mi sento tipo Paolo Rossi dopo la tripletta al Brasile. 
Ma l’allenatore è incazzato nero. Sarà che non ha digerito la luganiga, che ha perso a briscola, la moglie l’ha cornificato, boh. Sta di fatto che negli spogliatoi tira giù una filippica assurda: “al primo che vi dribbla voi lo falciate! Vi voglio cattivi! Voglio vedere il SANGUE!
 Vabbé. Secondo tempo.
Io ero un ragazzino timido e introverso, ai tempi. Mai fatto un fallo in vita mia. Giocavo d’anticipo, e bon.
Entro e Kuby non c’è. Al suo posto c’è un panchinaro: il tipico figlio di papà raccomandato-imbranato. Scarpette da 100 fr e fascia antisudore. Quello che non gioca mai, la schiappa ma di buona famiglia. Ci siamo capiti.
Non tocca palla fino al 70esimo. Poi un passaggio filtrante lo libera e io resto preso in mezzo. La sua mamma ingioiellata-impellicciata a bordo campo inizia a incitarlo come un’isterica. Sento l’allenatore che urla “Ceschinaaa diocannnn!” 
E insomma lo falcio da dietro. Si sfracella sui sassi del campo di patate di Grono. Piange, porello. Credo non avesse mai avuto un’occasione di far gol, prima. L’arbitro fischia, estrae il cartellino, poi mi vede che son più triste del quasi-cadavere che ho falciato e lascia perdere. Il poraccio non tocca più palla fino al 90esimo. 
Finisce che perdiamo 9 a 0. Ma io vengo trattato come un eroe. 
Mi sento in colpa ancora adesso, ma è stata una grande lezione di vita. 
L’uomo è un animale di merda.

Gino Ceschina

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