Il disco della Domenica: Carmen Consoli, “Mediamente Isterica”, 1999

Con Carmen Consoli non ci sono mezzi termini: o la si detesta, o ben che vada si ride di lei grazie alle innumerevoli parodie del suo modo particolare di cantare e del suo caratteristico timbro di voce, o la si ama per l’intensità dei suoi lavori e la bellezza della sua scrittura.

Io faccio parte della seconda categoria di persone, avendo seguito la Cantantessa fin dai suoi esordi, vuoi per iniziale curiosità verso quella voce viscerale, vuoi per solidarietà geografica fra siciliani, e non temo di attirarmi strali e anatemi sostenendo che Carmen Consoli è la più importante e influente cantautrice italiana degli ultimi 20 anni, per il modo in cui ha saputo rendere in musica la realtà complessa e sfaccettata delle donne del nostro tempo, spesso protagoniste assolute dei suoi lavori.

E proprio le donne sono al centro del terzo disco della Consoli, “Mediamente Isterica”, datato 1998. Qui la vena rock della cantautrice catanese, ancora velata di richiami pop e cantautorali nei primi due lavori, è libera di esprimersi in 12 storie e quadri che, sulla scia del titolo di per sé evocativo di sbalzi ormonali e cicloni umorali, affondano nelle viscere dell’animo femminile, seguendo nello stile e nei suoni l’infinito turbine di passioni e sensazioni che agitano l’altra metà del cielo.

C’è tutto delle donne, in Mediamente Isterica: c’è il tradimento, elaborato in rabbioso disincanto nel singolo d’esordio “Besame Giuda” (D come dannata ingenua,per quanto tempo ho subito i tuoi raggiri/D come dannata ingenua,per quanto tempo hai tramato alle spalle, D come dannata ingenua,per quanto tempo hai strisciato tra le mie lenzuola), o tradotto in istinto omicida in “Sentivo l’odore” (Talvolta il conflitto tra sacro e maligno mi sfianca, Quel martellante pulsare di insano piacere, Per ciò che avrei voluto fare e non ho fatto, Per quanto avrei voluto infliggerti); c’è l’abbandono, malinconico in Autunno dolciastro, straziante e venato di solitudine in “Ennesima Eclisse” (In effetti sembra notte fonda, L’ennesima eclisse tra un dolore e un altro, Qua giù all’inferno s’invecchia l’aria è più accesa, Qua giù all’inferno si cambia più spesso rotta, Nessuna beata certezza né l’ombra, Di commovente pietà…); e c’è ancora la fragilità e l’immaturità dei sentimenti da una parte, in “In funzione di nessuna logica” (Confesso l’ho fatto apposta Nell’intento di ferirti, Ti sembrerò alquanto stupida, Sicuramente immatura, Per tutte quelle volte in cui ho sentito l’istinto di abbracciarti, Per tutte quelle volte in cui ho creduto sul serio, Di annullarti dalla mia testa), e dall’altra la piena consapevolezza del potere della propria femminilità e della libertà di disporne e sfruttarlo di “Geisha”, forse il pezzo più grunge del repertorio della Cantantessa (Quanta nobile poesia, Padre, amante, padrone, Nel tuo conto corrente ah!). Non manca una vena di critica sociale, contro la guerra in Eco di Sirene, uno dei pezzi di maggior successo della Consoli, o contro la solitudine della vecchiaia in Contessa Miseria; c’è, infine, anche l’aspetto materno della donna, nella dedica della struggente Quattordici Luglio alla madre, simbolo del cerchio perfetto di amore e sofferenza e della resilienza di fronte alle tragedie della vita (Guardavo le sue mani che si intrecciavano, Tra I ricami di una tovaglia, Riuscivo a stento a trattenere la voglia, Di afferrarle di aggredire il suo dolore)

“Mediamente Isterica” è un disco che ogni donna, ma anche ogni uomo dovrebbe ascoltare, le une per ritrovare in parole e musica l’infinita consapevolezza di sé, gli altri per calarsi in un punto di vista che spesso (ci) è estraneo e incomprensibile. Forse non l’album più bello di Carmen Consoli, sicuramente il più viscerale e autentico).

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