Il Disco Della Domenica: Marylin Manson, Antichrist Superstar, 1996

Di Marco Narzisi

Su Marylin Manson, al secolo Brian Warner, ne abbiamo sentite sicuramente di tutti i colori: demoniaco, blasfemo, traviatore di giovani, o anche ciarlatano, fenomeno da baraccone, personaggio costruito a tavolino.

Diciamolo: il buon Reverendo ci ha messo decisamente del suo per dar credito a tutte le definizioni che gli sono state finora affibiate, salvo poi stupire con atteggiamenti decisamente in senso contrario, a partire da un estremo aplomb durante le ospitate televisive in cui magari qualcuno si aspettava vomitasse verde sul pavimento sacrificando qualche ignaro spettatore a Satana, passando poi per diverse iniziative di beneficienza fino all’abbandono della cosiddetta “Chiesa di Satana” di cui era stato nominato Reverendo (soprannome che manterrà da quel momento) dal fondatore, Anton LaVey. (Al riguardo, è bene precisare che la Chiesa di Satana non propugnava l’adorazione di Satana in quanto divinità da venerare, bensì come esempio di individualismo estremo e di soggetto padrone del proprio destino, e da più parti vengono smentite le classiche dicerie su violenze sessuali e su animali durante le messe nere e i rituali).

Alla fine, però, il trucco si è sciolto, e ultimamente Manson non fa più notizia come un tempo, essendo diventando, come in fondo era probabilmente nei suoi intenti, un personaggio fondamentalmente parte dello show business, fino ad avere un ruolo in una serie tv americana (“Salem”) cui ha anche prestato la colonna sonora con la bella “Cupid Carries a Gun”.

Ma dimentichiamo per un attimo le maschere orripilanti, le Bibbie strappate sulla scena, i completini sadomaso e tutto il resto che fa parte del Manson – Show, e concentriamoci sull’aspetto musicale del personaggio, ovvero la band omonima e la notevole produzione discografica, andando a parlare dell’album che ne consacrò la fama planetaria, ovvero Antichrist Superstar, del 1996.

Prodotto da Trent Reznor, alias mister Nine Inch Nails, deus ex machina e caposaldo dell’industrial rock americano, il disco si presenta come il lavoro più aggressivo e duro a livello di suoni, sulla scia dei due precedenti Portrait of an american family e Smell Like Children (che contiene peraltro la celeberrima cover di Sweet Dreams degli Eurythmics) con i quali condivide la critica feroce e dissacrante della società americana, dell’ipocrisia che la contamina, soprattutto con riferimento alla religione, e del marcio che cova sotto la patina di bontà e pace della prima era Clinton. L’idea del contrasto fra le luci dello spettacolo e le ombre di follia e corruzione dell’America contemporanea è resa già dalla scelta dei nomi d’arte dei membri della band, creati unendo il nome di una star e celebrità femminile con il cognome di un efferato serial killer (Marylin come Monroe, Manson come Charles nel caso del frontman, Ginger Fish come Ginger Roger e Albert Fish, e via dicendo), ed è riassunta definitivamente dal titolo dell’album, Antichrist Superstar, il Male che diventa mainstream e show business.

I testi dell’album sono scritti quasi interamente da Manson, mentre l’aspetto musicale è curato soprattutto dal bassista e chitarrista Twiggy Ramirez e dal tastierista Madonna Wayne Gacy: la band è completata poi dal chitarrista Daisy Berkowitz (che abbandonerà durante la lavorazione per i contrasti sorti con gli altri membri del gruppo e rimpiazzato da Zim Zum) e dal batterista Ginger Fish; si racconta che per rendere pienamente l’atmosfera cupa ed onirica dell’album la band si sottopose a diverse pratiche di privazione del sonno, oltre che ad un uso massiccio di droghe.

Antichrist Superstar è un’opera rock, costruita come un concept-album, ovvero un lavoro che si svolge in forma narrativa, suggerendo una rappresentazione scenica delle sue parti, e che ruota intorno ad un’unica storia di cui costituisce lo svolgimento: il protagonista è un debole, un personaggio insignificante conosciuto come The Worm, il Verme, che sullo sfondo di una società pluto-teocratica, di cui vengono accennati gli abusi di potere e i soprusi religiosi e sessuali, cerca di entrare a far parte dell’élite dominante, le “Belle Persone”, ma ne viene respinto, e inizia un cammino che dall’autocommiserazione lo porterà dapprima a diventare Little Horn, una sorta di idolo dei reietti oppressi da quell’élite, realizzando inizialmente le sue fantasie di potere e di autorealizzazione individualistica, quasi una rinascita da Oltreuomo nietzscheano. Ma dopo poco subentra la disillusione del vedere che egli stesso è diventato il Potere e l’oggetto d’adorazione, ovvero tutto ciò per la cui distruzione ha lottato e che in realtà è proprio ciò che la gente vuole, in una sorta di masochistico rapporto dominanti – dominati: a quel punto, il Verme si spoglia da ogni residuo di commiserazione e disgusto di sé, e dal bozzolo emerge in forma di Angelo con le Ali Scabbiose, privo di ogni empatia e pietà per quella stessa massa che ha cercato di salvare, e votato alla distruzione di tutto e tutti in un vortice di misantropia e nichilismo.

Dopo la fulminante intro di Irresponsible Hate Anthem, arriva il pezzo considerato il culmine del repertorio della band, quella The Beautiful People che incarna in sé il disprezzo per l’ipocrisia e il falso perbenismo delle élite dominanti, la Bella Gente che tutto giudica e tutto governa rimanendo irrimediabilmente sporca e marcia (Non è colpa tua se sei sbagliato, i deboli son qui per giustificare i forti, Hey tu, provi ad essere mediocre? Se vivi con gli uomini scimmia è dura esser puliti); segue a breve distanza la splendida e decadente Tourniquet, il culmine dell’autocommiserazione di The Worm , che poco dopo diverrà Little Horn, il nuovo idolo delle masse (Il mondo apre le gambe per un’altra stella, il mondo mostra il suo ovlto per un’altra cicatrice). Segue poi il declino e la disillusione, in un’alternanza di suoni violenti e atmosfere elettroniche, fino a quando il Verme diventa L’Angelo con le ali infette dalla scabbia, nel pieno della sua bellezza e del suo potere (Morto è ciò che egli è, egli fa ciò che gli piace, le cose che ha non vorresti vederle, ciò che ora non sarai mai); arriviamo alla title-track, Antichrist Superstar: l’Anticristo è sorto ed è sotto gli occhi di tutti, votato alla distruzione di tutto quello che ha creato (PENTITI, è di questo che parlo, ho mutato la pelle per nutrire il falso, sono l’errore di chi? Pungiti il dito, è finita, la luna ha oscurato il sole, l’Angelo ha spiegato le sue ali, è giunto il tempo per cose spiacevoli). Ma al vortice di nichilismo segue, infine, l’inevitabile e definitiva condanna all’autodistruzione e al vuoto racchiusa nella dolorosa The Minute of Decay (Sono stato nel buio e ritorno, ho cancellato il mio nome, mancanza di dolore, mancanza di speranza, mancanza di qualunque cosa da dire, sono sulla mia strada verso il fondo, vorrei portarti con me, non c’è cura per quello che mi sta uccidendo, ho guardato avanti e ho visto un mondo morto, immagino di esserlo anche io); il disco si chiude con l’inaspettata ,decadente ballata acustica The Man That You Fear, la fine del sogno di potenza del Verme, la solitudine del Tiranno quando tutto ciò che ha intorno è svanito, Manson canta ormai senza rabbia, quasi malinconico, ferocemente disilluso, The Worm distrugge alla fine anche se stesso e tutto ciò che ha creato ( Il ragazzo che amavi è l’uomo di cui hai paura; spellatevi gli occhi e strisciate nel buio, avete avvelenato i vostri figli per camuffare le vostre cicatrici, prega adesso, piccola, prega che la tua vita sia stata solo un sogno, il mondo nelle mie mani, non c’è più nessuno a sentirti urlare, non c’è nessuno per te): splendido il video virato in seppia, che segue Manson, condannato a morte in modo casuale in un campo nomadi nel deserto, durante tutto il suo ultimo giorno di vita, fino all’assurda lapidazione finale.

Un disco forte, pesante, a tratti disturbante e blasfemo ma senza mai scadere in becera volgarità, tuttavia fondamentale per capire il fenomeno Manson e i suoi risvolti mediatici: musicalmente interessantissimo nel suo clima industrial – gothic, che difficilmente ritroveremo nei lavori successivi del Reverendo, una metafora perfetta del Potere e della sopraffazione fondata sulla violenza da un lato, sulla suggestione religiosa dall’altro: la Bella Gente di Manson, in fondo, è ancora in mezzo a noi, vestita di maschere sempre diverse, siano esse la religione o il potere economico, ma determinata ad abusare sistematicamente dei propri sudditi e autoassolutrice.

Video: Man That you Fear

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