La polemica delle palme

Di Matta Hari

Lo ammetto, ho scelto la serenità. L’ignoranza.

Vorrei tirarmela dicendo che ogni giorno leggo i quotidiani dalla A alla Z e cerco di farmi un mio parere su ogni argomento, ma non è così. Guardo le prime pagine, gli argomenti principali, sorvolo gioiosamente quando vedo certe facce e, di solito, mi soffermo sui fatti confederati e cantonali. Mi sono dunque sentita smarrita e incredula quando, dopo giorni di beata ignoranza, ho scoperto cosa si sta vivendo a Milano.

Nella piazza del Duomo, baluardo turistico-religioso dell’identità meneghina (ho dedotto anche questo, dopo anni in cui pensavo che fosse semplicemente una piazza), un colosso americano del caffè sciorlone imbevibile (Starbucks, NdA), ha sponsorizzato la piantagione di alcune palme e banani. Talmente la gente non sa più a cosa aggrapparsi, talmente la frustrazione, a volte, di avere delle buone giornate è evidentemente inaffrontabile… cosa ti vanno a pensare alcuni buontemponi? Che palme e banani sono l’africanizzazione dell’Italia, l’islamizzazione della Capitale del Nord… ahhhh vergogna! Ahhhh Sant’Ambrogio pensaci tu!

Ma cappero, è davvero possibile?

Certa gente ha proprio dimenticato chi è. Dimentica che i numeri con cui conta sono arabi, che i prodotti che compra a buon prezzo sono cinesi, dimentica che fa figo andare al giapponese, all’eritreo, all’indiano a cena. Dimentica di essere cresciuta in una villetta col giardinetto con le palme, di avere avuto una nonna il cui costume tipico prevedeva di tenere sempre, sulla testa, un foulard. Dimentica che, se stessimo a guardare con occhio malizioso e polemico tutte le cose che ci circondano in cerca di quelle “nostre originali”, vivremmo in un bosco… e nemmeno con tutti quegli alberi, chiaro!

Io non l’ho capita ‘sta cosa, e ancora cerco tracce del mio errore, quando riprovo a leggere certi articoli o certi post che se la prendono con delle povere palme accusandole di africanizzare una città (che ha permesso ad una multinazionale americana di piantarcele).

È così anche da noi, sapete? Guardiamo fuori dalla finestra e accusiamo chi ci capita a tiro quando la fonte dei nostri più grandi disagi, quelli veri, sono coloro che vivono dentro alle nostre stesse pareti.

Aveva ragione mia nonna, con il suo foulard in testa e le palme in giardino, quand la diseva: “L’è pusè facil che la cultelada ta la ciapat dai to`parent!

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