Offerta UDC per il Blick, parlano i sindacati. E vanno giù pesanti

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La questione dell’offerta di 230 milioni fatta da ambienti vicini all’UDC per il gruppo Blick, di cui abbiamo già scritto ieri, è la perfetta descrizione delle condizioni in cui versa la stampa. In un periodo come questo dove i gruppi editoriali tagliano personale e chiudono riviste come L’Hebdo, mancava solo l’offensiva della politica. Che puntualmente sembrerebbe arrivata.

Che un imprenditore cerchi di acquistare un giornale, un sito o una tv, fa parte delle possibilità concesse dal libero mercato”, ci dice Ruben Rossello, presidente di ATG, a titolo personale. “Recentemente la famiglia Agnelli è entrata in modo significativo nella proprietà di Repubblica e nessuno se ne è scandalizzato. Ciò che conta è che venga garantita piena indipendenza alla direzione e alla redazione. Gli imprenditori accorti lo sanno e infatti si guardano bene dall’intromettersi e condizionare la linea editoriale; anche perché ciò minerebbe l’autorevolezza e il valore stesso del giornale.” I problemi arrivano quando dietro a chi fa impresa si nasconde la politica. Infatti Rossello fa notare come “un partito non investe in un giornale se non nell’idea di farne uno strumento al proprio servizio, un megafono più o meno discreto delle proprie idee. Se quindi davvero ci fossero Blocher o l’UDC zurighese dietro l’offerta d’acquisto del Blick si tratterebbe di un’operazione probabilmente fatale per la sua indipendenza.” Il Presidente di ATG rimarca anche l’importanza e la diffusione del Blick nel panorama editoriale svizzero, che ha contribuito a farne un obiettivo: “vista la popolarità e il successo del giornale saremmo davanti ad un tentativo quasi pacchiano di condizionare l’opinione pubblica svizzera tedesca.” Però non tutto è perduto per Rossello, secondo il quale “la reazione di Ringier fa capire che operazioni troppo sfacciate possono provocare reazioni inattese. Se lo ricorda bene anche Berlusconi che, quando chiese a Montanelli di fare del suo Giornale un organo di battaglia al suo fianco, ottenne un’elegante, sonoro rifiuto e la partenza del direttore.

Anche Stephanie Vonarburg, segretaria centrale del settore Stampa e media elettronici di syndicom, è molto preoccupata. “Non sappiamo esattamente se Walter Frey e l’avvocato Martin Wagner abbiano fatto veramente questa offerta” – ci dice Vonarburg – “ma è chiaro, ormai da tempo, che molti ambienti di destra, con tanti soldi a disposizione, abbiano fatto molte manovre contro i media e la stampa”. Per la dirigente di syndicom “ciò che interessa all’UDC non è né il profitto né tantomeno la qualità dell’informazione: dietro queste manovre c’è la volontà di comprare l’opinione pubblica, passo decisivo per portare alla morte la stampa indipendente. E in questo contesto si inserisce anche l’idea di Blocher di fondare un domenicale gratuito.” Noi in Ticino ne sappiamo qualcosa di domenicali gratuiti, e Vonarburg, sospirando, ammette che è una situazione particolare e un precedente da non sottovalutare: “sì, voi in Ticino avete la Lega che finanzia e pubblica il Mattino, usandolo come organo di informazione e dirigendo l’opinione pubblica da anni. Blocher potrebbe essere tentato di costruire un progetto simile per la Svizzera tedesca.

Andiamo bene. Andiamo proprio bene…

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