“Qualcosa va cambiato”

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Viviamo in un mondo reso da noi – parassiti inquilini – malato, cancerogeno, distruttivo. Siamo tutti colpevoli di questo. E’ facile accusare multinazionali, lobbies, governatori, omosessuali, fino alla ragazza della porta accanto di avere una fetta di colpa in questo processo di autocancellazione, e contestualmente deresponsabilizzare noi stessi. Siamo tutti colpevoli e complici di tentato e reiterato omi-suicidio, noi con il nostro mangiare sregolato, con il bere la peggiore merda in circolazione solo perché “3 shot a 2 euro” (ci fosse stato UN barista che mi abbia mai chiesto un documento negli ultimi dieci anni della mia vita). Ci battiamo mediaticamente per ogni stronzata o meno che sia costruita in maniera sufficientemente attraente da farci sentire in dovere di “lottare”, fumiamo di tutto e di più (anche la camomilla), siamo tormentati dal dannato bisogno di sentirci importanti e, alla fine, ci ammaliamo. Finalmente nella malattia riusciamo, inconsciamente il più delle volte, ad essere importanti, per gli altri, sì, senza dubbio, ma soprattutto per noi stessi. Credo che – sarò estrema e banale, correrò il rischio – in questa accezione la malattia rappresenti mentalmente qualcosa che ci può fare sentire in qualche modo unici e diversi, come se fosse un ultimo, disperato tentativo di sfuggire all’omologazione di massa che ci vuole tutti felici, obesi, consumisti. La verità, o una faccia di essa per essere più precisa, è che ogni giorno di più continuiamo a fare di tutto per ammalarci, come se fosse il nuovo trend del momento, e nemmeno nell’agonia di un male potremo più sentirci unici e diversi.
Qualcosa va cambiato.

Valeria Narzisi

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