Quo vadis Europa? I 60 anni dei Trattati di Roma

Di Roberta Condemi

Oggi si respira un’atmosfera particolare a Roma, quella delle grandi occasioni. Il centro storico e lo spazio aereo sono bloccati e le forze dell’ordine pattugliano senza sosta i punti nevralgici della città. Cortei di auto blu presidenziali e diplomatiche sfrecciano verso il Campidoglio. E’ un giorno importante questo, non solo per la capitale d’Italia, ma anche e soprattutto per oltre 500 milioni di cittadini europei. Oggi, 25 marzo 2017, si celebra infatti il sessantesimo anniversario della firma dei Trattati di Roma. I leader di 27 Paesi membri, nonché le più alte cariche istituzionali dell’Unione Europea, sono riuniti per festeggiare il cammino comune finora percorso e per siglare un accordo sul futuro dell’Europa.

Quella di oggi è una giornata che la Svizzera non celebra, non facendo parte del progetto europeo. Ma sappiamo cosa festeggiano esattamente i nostri vicini tedeschi, francesi, austriaci e italiani?

Per capirlo, occorre fare un salto nel passato. Il pensiero di una Europa unita affonda le sue radici nel Medioevo, quando, con il Sacro Romano Impero si coltivava l’utopia della rinascita dell’impero romano. Con Machiavelli, poi, l’Europa divenne un equilibrio di Stati sovrani fino all’evoluzione delle idee europeiste di Voltaire, Mazzini e Cattaneo. Infine, l’idea di una grande comunità di Stati si infranse nel momento più difficile della storia del nostro continente: la nascita dei totalitarismi e il conseguente scoppio della Seconda Guerra mondiale.

Proprio in questo periodo, nel 1941, quando il conflitto sembrava ancora destinato ad essere vinto dalle forze dell’Asse, tre intellettuali italiani elaborarono quello che verrà ricordato come il Manifesto di Ventotene. Si trattava di Altiero Spinelli, Ernesto Rossi ed Eugenio Colorni, oppositori al regime fascista confinati per le loro idee sull’isola laziale di Ventotene, che, grazie anche al prezioso aiuto di una donna Ursula Hirschmann, posero le basi del pensiero federalista europeo. Nel loro documento chiamato inizialmente “Per un’Europa libera e unita. Progetto di manifesto” auspicavano il superamento degli Stati Nazionali e la nascita di una federazione europea avente un parlamento eletto a suffragio universale e un governo con poteri nel settore economico e della politica estera. Secondo Spinelli, una Europa libera e unita sarebbe stata la premessa necessaria al potenziamento della civiltà moderna, di cui il fascismo e la seconda guerra mondiale avevano rappresentato un arresto. Sconfiggere i totalitarismi e le élites conservatrici che, con i loro privilegi sociali, impedivano sviluppo di una società egualitaria era fondamentale. Questa rivoluzione europea,sarebbe dovuta essere socialista, nel senso del sostegno all’emancipazione delle classi lavoratrici e alla creazione per esse di condizioni più umane di vita.

Le idee del Manifesto di Ventotene, dapprima clandestine, si diffusero negli ambienti intellettuali prima italiani e poi europeo e costituirono una ispirazione straordinaria per i politici impegnati nella ricostruzione dell’Europa dilaniata dal secondo conflitto mondiale.

All’indomani della catastrofe, infatti, era chiaro che un nuovo ordine internazionale dovesse essere creato. L’idea di una entità sovranazionale che unisse i Paesi del continente europeo fu subito vista come lo strumento fondamentale per evitare che una tragedia simile non si ripetesse più.

Il primo politico a parlare ufficialmente di integrazione europea fu Winston Churchill durante una visita ufficiale a Zurigo nel 1946. Churchill, anche ispirato dall’efficace sistema federalista svizzero, propose la creazione degli “Stati Uniti d’Europa”, un’unione di Stati compatti contro la minaccia sovietica.

Tuttavia, i primi tentativi di cooperazione compiuti dagli Stati, europei per gestire il piano Marshall di aiuti economici e finanziari statunitensi, non andarono a buon fine. Gli interessi nazionali, soprattutto in settori strategici come quello economico e della difesa, prevalsero sulle ambizioni comuni. Fu però nel 1950 che le cose cambiarono. Robert Schuman, ministro degli Esteri di Francia oggi considerato uno dei padri fondatori dell’Unione Europea, nella sua famosa “dichiarazione Schuman”, illustra per la prima volta l’idea di Europa come entità economica. La sua “Europa dei piccoli passi” non potrà farsi in una sola volta, né sarà costruita tutta insieme; essa sorgerà da realizzazioni concrete che creino anzitutto una solidarietà di fatto.”

Con la dichiarazione Schuman iniziò ufficialmente il processo di integrazione europea. Jean Monnet, altro padre fondatore dell’Europa Unita, concretizzò l’idea di Schuman tutta francese e quindi totalmente autonoma rispetto gli Stati Uniti, prospettando il superamento delle rivalità storiche tra Francia e Germania, legata anche alla produzione di carbone e acciaio, con la messa in comune e il controllo di tali materie prime.

Si arrivò così alla nascita, nel 1951, della CECA, Comunità del Carbone e dell’Acciaio, siglata da sei Stati, oggi considerati fondatori dell’Unione Europea (o piccola Europa): Francia, Germania, Olanda, Belgio, Lussemburgo e Italia. La CECA fu un vero successo politico che si basava sull’idea di integrazione graduale e in settore chiavi per l’economia dei Paesi. Si decise dunque di allargare la cooperazione in altri due settori chiave: l’energia atomica e il mercato comune in un’Europa. In questo ambito furono fondamentali gli studi del ministro degli esteri belga Paul-Henri Spaak.

Il 25 marzo 1957 furono firmati i Trattati di Roma, istitutivi della CEE (Comunità economica europea) e dell’EURATOM, definitivi pilastri della architettura europea. I trattati istituirono un consiglio dei ministri, con funzioni distinte per CEE, CECA ed EURATOM; tre Commissioni esecutive per le tre istituzioni; un’assemblea comune con facoltà di censurare le decisioni della commissione; una corte di giustizia; la Banca europea, il Comitato economico sociale e il Fondo sociale europeo.

Il processo di crescita della neonata Comunità europea fu fin da subito inarrestabile. Nel 1976 venne istituito il suffragio universale per il Parlamento Europeo, risolvendo in parte il problema del deficit democratico, nel 1992 venne completato il mercato unico in virtù delle “quattro libertà” di circolazione di beni, servizi, persone e capitali. Gli anni Novanta sono inoltre il decennio di due importanti trattati: il trattato di Maastricht sull’Unione europea (1992) e il trattato di Amsterdam (1999). Una piccola località del Lussemburgo diede il nome agli accordi di ‘Schengen’ che, gradualmente, consentirono ai cittadini di viaggiare liberamente senza restrizione e abbatte concretamente le frontiere. Milioni di giovani possono oggi all’estero con il sostegno finanziario dell’UE. E’ possibile lavorare o anche avere accesso alle cure mediche in qualsiasi Stato membro.

Nel 2002 l’euro divenne la moneta unica europea dando vita all’eurozona. e nel corso del decennio viene adottata da un sempre maggior numero di paesi. Il trattato di Lisbona venne ratificato da tutti i paesi membri prima di entrare in vigore nel 2009. Con esso l’Unione europea si dotò di istituzioni moderne e metodi di lavoro più efficienti.

Attualmente gli Stati membri dell’Unione Europea sono 28, ma questo è uno dei momenti più difficili della sua storia. La crisi economico finanziaria, iniziata nel 2007, ha messo a dura prova molti Stati europei, aumentando la disoccupazione e creando malcontento e sfiducia nella popolazione. Inoltre il terrorismo internazionale ha colpito molti Stati come la Gran Bretagna, la Francia, la Germania, il Belgio, la Spagna, facendo ripiombare i cittadini nell’incubo di attacchi armati dopo un lungo periodo di pace. L’emergenza migranti, poi, ha portato a una profonda spaccatura tra il blocco ovest e il blocco dei Paesi dell’Est Europa, evidenziando discrepanze profonde ed alimentando pericolosi venti populisti. Infine la drastica decisione dei cittadini britannici di abbandonare definitivamente l’Unione Europea. Tutti questi problemi hanno evidenziato una grave crisi dei valori europei, e un accentuarsi degli egoismi nazionali. In generale, l’Unione Europea di oggi manca di solidarietà.

I leader degli ormai 27 Paesi oggi a Roma sigleranno un accordo per il futuro dell’Europa, incerto ma per molti versi irreversibili.

Dove va l’Europa? Non lo sappiamo, ma le parole del manifesto di Ventotene suonano oggi attuali e di buon auspicio:” Oggi è il momento in cui bisogna saper gettare via vecchi fardelli divenuti ingombranti, tenersi pronti al nuovo che sopraggiunge così diverso da tutto quello che si era immaginato, scartare gli inetti fra i vecchi e suscitare nuove energie tra i giovani. Oggi si cercano e si incontrano, cominciando a tessere la trama del futuro, coloro che hanno scorto i motivi dell’attuale crisi della civiltà europea, e che perciò raccolgono l’eredità di tutti i movimenti di elevazione dell’umanità, naufragati per incomprensione del fine da raggiungere o dei mezzi come raggiungerlo.

La via da percorrere non è facile né sicura, ma deve essere percorsa e lo sarà.”

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