Solidarietà a tutti i migranti

Domenica pomeriggio si è svolta tra Balerna e Como una cerimonia commemorativa e di riflessione sul migrante maliano che il 27 febbraio è rimasto folgorato dai fili di alta tensione che hanno incrociato la sua vita sul tetto di un treno. Il decesso è stato constatato alla stazione di Balerna ed è qui che un mese dopo si è riunito un numeroso ed eterogeneo gruppo di persone che hanno voluto farsi promotori di un discorso di solidarietà.

Questo viaggio in treno verso Como ha voluto dimostrare l’unità dei popoli davanti alle tragedie dei migranti. Vale come esempio la partecipazione dell’Imam di Lugano che ha dichiarato che dobbiamo costruire un mondo di pace tutti insieme. Nella città di Como ci aspettavano persone del Centro Accoglienza di Rebbio, Como senza frontiere e Caritas. Hanno partecipato diverse associazioni svizzere e italiane, volontari, organizzazioni religiose, persone comuni, ma soprattutto i migranti che non hanno potuto varcare il confine svizzero per ricordare la morte di un loro fratello nel luogo dove è avvenuta. Migranti che hanno sentito molto vicina questa tragedia, migranti che hanno sottolineato che nessun essere umano dovrebbe essere illegale, migranti che ci hanno guardato negli occhi come pari e che hanno dimostrato con il loro atteggiamento solidarietà e soprattutto molta umanità.

In questi giorni molti avrebbero voluto proporre una cerimonia funebre in sua memoria, ma ancora non si sa dove sia tenuto il corpo e nemmeno se la sua famiglia sia stata avvertita: in questo senso gli organi d’informazione tacciono e le notizie sulla giovane vittima latitano.

Il gruppo NON DIMENTICHIAMO vuol farsi promotore di un sostegno alla famiglia del ragazzo scomparso, ma finora la mancanza di notizie su di lui non permette di agire.

D’altronde anche dello stato di salute del giovane camerunense, che è incorso nella stessa identica disavventura alla stazione di Chiasso e gravemente ferito, non si sono più avute notizie.

Come Gruppo lavoro NON DIMENTICHIAMO, composto da cittadini del paese e della regione, dichiariamo che i fatti accaduti sono di enorme gravità, che queste morti hanno dei responsabili diretti e indiretti dentro e fuori dalla Svizzera, e che questi ultimi devono farsene carico.

Riteniamo molto triste che certe persone, ma soprattutto personaggi con cariche pubbliche si esprimano nel modo che hanno scelto in riferimento alla morte o agli incidenti di questi migranti che cercavano vita migliore e hanno trovato una fine che noi non possiamo nemmeno immaginare.

Indipendentemente dalla posizione politica o ideologica, una società che si vanta di essere sviluppata, civilizzata e si erge persino a modello, non può permettersi di dimostrare mancanza di rispetto per le persone o persino per la pace dei morti.

Queste morti, questi incidenti non devono più ripetersi, chiediamo che i diritti umani siano rispettati in Italia e nella Svizzera, specialmente nella fascia di confine.

Noi ci saremo con i nostri amici e amiche italiane, insieme ai migranti, per far vedere che una società diversa è possibile, dove la gente si aiuta, si rispetta, condivide valori e sentimenti e vive in pace.

Per numerose famiglie di Balerna il ragazzo morto è percepito come uno dei propri figli. È morto davanti alle nostre case e come esseri umani e cittadini democratici è per noi un dovere portare un messaggio di pace e invitare tutti a riflettere con serietà su questa vicenda, agendo di conseguenza.

Avremo diversi colori di pelle, diverse origini, diverse religioni, ma malgrado queste diversità il nostro sangue sarà sempre dello stesso colore.

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