Sono donna e omosessuale

Di

Signora Beretta Piccoli,

Sono donna e sono omosessuale e ne vado fiera.

Parteciperò al pride non tanto per me, ma piuttosto per chi come me all’inizio si è confrontato con una società chiusa e bigotta nella quale viviamo oggi. Non tutti sono forti. È una responsabilità del singolo ma anche sociale e politica quella di difendere i più deboli, e non i più forti. Molti di noi si sentono soli, sono indecisi. Sentirsi paragonare a dei disabili o peggio ad alcolizzati fa capire che il Pride in Ticino serve proprio. Signora, lei ha parlato in TV di: “..persone che nella loro condizione…..” La sua assoluta mancanza di approfondimento della realtà LGBT è la vera condizione che ci opprime. Per la quale serve un pride. Serve il dibattito e serve che se ne parli fino alla nausea. Ieri in TV il suo modo di esprimersi nei miei confronti e’ stato come uno schiaffo in faccia. Quando una rappresentante del popolo nel 2017 definisce l’omosessualità una scelta o peggio ancora una condizione come fosse una malattia / patologia.

È chiaro che il Pride serva. E quindi devo ringraziarla. Mi ha dato la prova che è necessaria ancora tanta sensibilizzazione. Credo quindi abbia involontariamente dato forza a questa manifestazione. Lei parla di scelta, Come se io potessi scegliere di vivere una vita infelice e repressa perché la scelta insomma è mia. Io signora ho avuto la forza di essere me stessa, ma c’è chi non ce l’ha fatta. Sa quanti giovani si suicidano? Perché si sentono sbagliati? Sentono che la loro “scelta” è sbagliata a causa di commenti e reazioni di persone che dovrebbero dare loro esempio. Lei signora, non ha idea della difficoltà che si ha nell’accettazione di se stessi, perché lei semplicemente non ha mai dovuto farlo. Noi invece dobbiamo mettere in discussione tutto. Non ha idea di cosa significhi per un adolescente trovare posto in una società come la nostra. Non ha idea dell’effetto che possono avere i suoi commenti ostili su un giovane che si sente sbagliato, confuso.

E non serve dire non ho nulla contro gli omosessuali, per poi paragonarci a dei malati, a dei borderline che dovrebbero essere orgogliosi ma solo in un luogo al chiuso, lontano dagli sguardi dei turisti e dei bambini, ed in fine di essere paragonati ad una fiera del porno. Se vuole signora possiamo sederci davanti ad un caffè, glielo offro volentieri, e le spiego se le possono interessare un paio di cose che ho imparato andando ai gay pride e nei locali gay. Di come io stessa abbia cambiato idea sui trans ad esempio. Oppure semplicemente la invito a cercare di capire ed immedesimarsi in realtà lontane dalla sua. Perché la sua non è l’unica realtà. Il pride è anche rispetto per chi non è uguale. È rispetto per chi non ti piace , è rispetto per chi è in minoranza. Personalmente non amo le persone appariscenti, ma questo non deve darmi il diritto di sentirmi migliore o superiore a loro. Di giudicarli. E soprattutto non deve permettere a chi si crede tale di insultarli per come sono. Serve per far capire che siamo in tanti, farmacisti, dottori, politici, commesse, madri, figli, padri. Fratelli e sorelle. Siamo uguali. Siamo persone.

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