Z NATION, ovvero: rimettiamo gli zombie al centro del villaggio

Di Marco Narzisi

Diciamocelo francamente: l’apocalisse zombie ci piace, ma The Walking Dead ha rotto le palle.

Fra immensi pipponi mentali per decidere sul nulla (un po’ come una qualsiasi riunione di un partito di Sinistra), assemblee di sopravvissuti che sembrano riunioni di condominio, crisi di coscienza esistenzialiste che nemmeno il peggior Sartre, la materia prima dell’argomento, ovvero i morti viventi putrefatti e sbavanti in cerca di cervelli sembravano ridotti quasi a un elemento di contorno, una specie di jolly per gli sceneggiatori da usare quando le complicazioni sentimentali sono finite, del tipo “Hey, non so che frase retorica e scontata sull’umanità far dire a Rick, caccio fuori gli zombi, ok?”.

Poi è arrivato Z Nation.

Prodotto dalla famosa (e famigerata) casa di produzione Asylum, arcinota per le produzioni scadenti e a basso costo che imitano titoli di maggior successo, fra cui ricordiamo il celeberrim Sharknado (Tornado che sollevano e sbattono ovunque squali giganti: cosa vuoi di più dalla vita?), Z Nation è la serie tv sugli zombi che tutti in fondo ci aspettavamo: tamarrissima, infarcita di stereotipi e situazioni così scontate da essere quasi rassicuranti nella loro prevedibilità, e soprattutto violentissima, sanguinolenta, splatterissima, come ognuno si aspetterebbe da una serie in cui i morti si svegliano e vogliono mangiarti il cervello.

La serie, di cui sono finora state trasmesse tre stagioni, non lascia spazio a grandi invenzioni per quanto riguarda la trama di base: c’è da salvare il mondo arrivando ovviamente dall’altra parte degli USA, con in mezzo, il solito, consueto, amabile e meraviglioso corollario di frattaglie e parti umane sparse, sparatorie, armeggi con improbabili veicoli, tutto quello che ognuno di noi associa all’apocalissse zombie.

Ed è questo, forse, il successo della serie: dare allo spettatore esattamente ciò che si aspetta, senza pippe mentali e bizzarri intrecci e incroci da soap opera. I personaggi hanno la profondità di una piscina per bambini e lo spessore di una buccia di cipolla, le loro storie passate sono appena accennate per brevi flashback, fortemente caratterizzati secondo gli stereotipi più classici del genere: il militare/sbirro tamarrissimo e pistolero, la coppietta, il vecchietto simpatico, il ragazzino, la belloccia poco vestita, il buzzurro, e via dicendo.

Z Nation ha il suo momento di splendore nelle situazioni paradossali e grottesche in cui si cacciano i protagonisti (e gli zombi), veri e propri capolavori di fantasie perverse: a tratti sembra di vedere gli sceneggiatori svaccati su un divano di un monolocale con davanti una cassa di birre e una bonga, a scrivere la serie completamente strafatti ed entusiasti, urlando cose tipo: “Hey John, senti questa: ZOMBIE RADIOATTIVI!” e tutti “WOW! FIGO, FACCIAMOLO!”, “Oh ce l’ho ce l’ho! Tornado di Zombi!” “DAI!” e via dicendo.

Gli zombi, chiamati spesso “cuccioli e gattini” sono finalmente i veri protagonisti, in tutte le salse: radioattivi, vegetali, uomini, donne, bambini o animali, ma sempre, totalmente, irrimediabilmente stupidi ed esilaranti nella loro stupidità, non mancano mai, arrivano sempre in massa, e nei modi più fantasiosi e imprevedibili, per poi morire in modo altrettanto idiota e con modalità a volte estremamente originali (perché se non hai una pistola o un coltello, anche un frullatore può andar bene, nell’Apocalisse) . Anche dal punto di vista umano non manca assolutamente nulla: bande di predoni sanguinari, cannibali, hippie, truffatori, ce n’è per tutti i gusti! Non mancano, tuttavia, velate critiche alla società americana, e una buona dose di complottismo, dall’NSA capace di spiare tutti, fino alla storia degli alieni dell’Area 51.

In Z Nation non si discute della liceità dell’uccidere qualcuno o meno, o delle dinamiche di un gruppo, di convivenza civile, di alta filosofia , ma si parla di dove trovare cibo, di come uccidere più zombi possibile, di come procurarsi un veicolo: pura, semplice, elementare sopravvivenza, e null’altro. Qualunque cosa accada, per quanto strana sembri, qualunque scelta i personaggi facciano, c’è sempre una sola, semplice, ragione: è l’Apocalisse, baby!

In conclusione, se avete gli stomachini deboli e un po’ di sangue e viscere vi fanno impressione, tornate a vedere Friends; se invece siete stanchi della telenovela The Walking Dead e avete finalmente voglia di un po’ di sana tammarragine, di scene epico – truzze, di ganassate al limite dell’assurdo, Z Nation è la serie che fa per voi!

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