“Che mangino brioches”

Potremmo discutere di un fatto, cioè lo studio dell’UST pubblicato ieri che afferma come il 46% delle famiglie monoparentali in Svizzera non possa sostenere una improvvisa spesa di 2’500 franchi. Lo potremmo fare parlando di redistribuzione della ricchezza, delle condizioni in cui vivono sempre più persone, dello sfascio del sistema. Potremmo essere solidali, sì. E lo siamo! Lo siamo convintamente, anche perché esistono – come sono sempre esistite, e sempre esisteranno – persone che non conoscono l’arte del silenzio. Persone che però ci portano ad allargare il discorso, perché una di queste ieri si è resa protagonista di un’uscita quanto meno bizzarra, guarda caso su un social network.

Sotto a un post di Gino Ceschina che, appunto, annunciava questo dato statistico è comparso Manuele Morelli, ex presidente dell’AC Bellinzona. Il suo contributo alla discussione? “Caxxi loro, invece della BMW in leasing a 1000fr al mese che acquistino una polo d’occasione a fr 5000 così dopo qualche mese avranno qualcosa da parte”. E qui la discussione vira dai massimi sistemi, dalla redistribuzione, dallo sfascio del sistema e arriva a un altro tipo di sfascio: quello etico. La miglior risposta a Morelli l’ha data proprio sotto a questo infelice commento John Robbiani del CdT, notando come una frase del genere suoni tanto come l’invito a mangiar brioches fatto a chi chiedeva il pane. Una frase che non si sa se abbia detto o meno Marie Antoinette, ma che di per certo è ne Le Confessioni di Rousseau, il quale la attribuisce a una nobildonna nel 1741. Sono passati quei 275 anni e la situazione è ancora questa. Chiariamoci: se essere ricchi non è una colpa, prendere in giro così chi non può permettersi il dentista sì, invece. Affermare che chi fa fatica ad arrivare a fine mese e non mette da parte niente avrebbe potuto evitare di comprare una BMW non rende onore né all’intelligenza che si presume umana, né a chi si spacca la schiena di lavoro ogni giorno.

Non c’è persona più lontana di me dal concetto di moralismo. Ma qui si parla di etica, di rispetto. Questo scivolone non è lo scivolone di una persona nota cui parte la frizione sui social, ma un atteggiamento che sta diventando sempre più una costante. Siamo di fronte a una frattura sociale mai vista in tempi recenti. Se queste à la Morelli sono frasi sempre più usate con un florilegio di sfumature, è perché ci sono governanti che negano i problemi o, peggio, neanche li vedono. Perché chi non può permettersi il dentista viene preso in giro, perché chi ha uno stipendio da fame è uno che non sa accontentarsi, perché chi denuncia le storture del sistema del mercato del lavoro è un comunista e niente più.

Il problema non sono i commenti dei Morelli e l’altezzosità mista a immobilismo interessato di molta politica. Il problema è che si stanno sempre più smarrendo valori come solidarietà, socialità, come il provare a risolvere insieme i problemi, parlandosi. Ora ci sono solo rabbia da una parte e dileggio dall’altra. Fermiamoci, sempre se siamo ancora in tempo.

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