I bambini siriani morti in prima pagina

Le immagini sono il mezzo di comunicazione più efficace. Una fotografia arriva dove magari non arrivano decine di editoriali, inchieste, commenti. Un’immagine, magari a tutta pagina con un titolo che la descriva bene, può essere peggio di un pugno alla bocca dello stomaco. Ma alle volte quel pugno serve. Per riflettere, per rendersi conto. Ed è il caso rappresentato dall’edizione di Libération di oggi, che è uscita mettendo in prima pagina una fotografia dei bambini uccisi nell’attacco chimico che ha avuto luogo l’altro ieri in Siria. Una foto cruda, che ha fatto discutere e che ha posto la domanda che gira sempre in questi casi: era necessario pubblicarla?

Sì, afferma indirettamente nell’editoriale Alexandra Schwartzbrod. Sì, perché “la cosa peggiore non è questa foto. La cosa peggiore è che questa foto assomiglia in tutto ad altre foto scattate quattro anni fa, nel 2013, quando il regime siriano aveva utilizzato una prima volta le armi chimiche contro la propria popolazione. Perché, a dipendenza di quello che dicono Damasco e Mosca, le testimonianze affermano con forza la responsabilità di Bashar al-Assad per questi nuovi assassinii”.

Mettere in prima pagina la foto di questi bambini strappati alla loro vita e ai loro sogni non rappresenta una mossa pubblicitaria, non è un modo di vendere più copie. È dire con forza “Guardate dove siamo arrivati”, è tenere fede alla linea di quel giornale che è di sinistra, pacifista, contro ogni guerra. È, come ricordato da Schwartzbrod, ribadire come quello di cui stiamo parlando oggi con orrore, commozione, raccapriccio altro non sia che la vita quotidiana in Siria, non è un fatto senza precedenti. Il quotidiano francese chiama direttamente in causa Putin, chiedendosi “che hanno fatto i russi che, nel 2013, si erano fatti garanti della distruzione dei siti di armi chimiche in Siria? Era proprio questa garanzia che allora aveva fermato i bombardamenti previsti dagli americani e dai francesi. Ed è apposta perché forte di questa protezione che Assad, a partire da quella data, uccide il suo popolo in tutta impunità, senza che nessun altro governante pensi o provi a fermarlo.

È un’immagine forte, terribile. Schifosa, forse. Ma se è la situazione ad esserlo, l’immagine, anche e soprattutto se copre tutta la prima pagina di un giornale, ha il dovere di descriverla per quel che è.

Nessuno potrà dire “non sapevamo”. Sappiamo. Sappiamo tutto. Anche grazie a quei telegiornali e quotidiani che non avremmo mai voluto guardare tra ieri e oggi.

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Commenti da Facebook

  • Ral

    E intanto Foa come al solito a fare l’apologista-complottista su facebook. Non si ferma nemmeno davanti a dei neonati barbaramente massacrati. Ovviamente basandosi su menzogne. Dice che nel 2013 si era poi scoperto che furono i ribelli a gasare più di mille persone. Balle. Ma questo personaggio come fa a ricoprire le cariche che ricopre? Ma qualcuno lo vuole fermare? Non è una voce libera, indipendente ed illuminata è solo uno con l’ossessione apologista dei peggiori crimini e dei dittatori più spietati. Sempre senza uno straccio di prova. Foa di ball….

  • Pat

    Ed ecco che tutti i discorsi sulle fake news vanno a farsi benedire. Dal 2011 sono morte troppe persone in Siria. È un orrore. Ma non si può usare il sentimentalismo per sostituire le prove, quando si tratta di trovare il colpevole. Anzi, i colpevoli.
    Non esiste nessuna prova, NESSUNA, che l’attacco chimico dell’altro giorno sia responsabilità di Assad o della Russia. E dire questo non vuol dire essere dalla parte di Putin o di Assad, vuol dire soltanto che non ci sono prove. Stessa cosa per l’attacco del 2013.
    Mi scuso in anticipo per la lunghezza, ma un argomento simile ha bisogno analisi approfondite.

    Cominciamo da questo attacco, quello de 2013. Nel 2012, Obama se ne esce con la famosa linea rossa: se l’esercito della Siria utilizza armi chimiche, gli americani intervengono. Pochi mesi dopo, avviene l’attacco. Assad, da ingenuo stolto che è, avrà pensato così: ribelli e jihadisti armati da potenze straniere? Troppo facile vincere, tiriamoci dietro gli americani per rendere le cose interessanti! Andiamo a gassare un quartiere della capitale molto popolato, senza un obbiettivo strategicamente degno di nota!
    Naturalmente, dopo poche ore Obama era già sicuro che fosse stato Assad. Prove? Bah, a che servono, Assad è comunque un criminale, in ogni caso avremmo ragione. E giornalisti e comunità internazionale a seguire come pecore.
    Nel frattempo, l’intervento non avviene perché, a grandi linee, Putin e il Papa si oppongono, e si trova il compromesso: la Siria consegnerà e distruggerà i suoi arsenali chimici. Nel frattempo, la guerra continua, dai gruppi ribelli sostenuti dall’occidente e dalle alleate monarchie del golfo (dove la democrazia è padrona e nessuno si sognerebbe un regime-change) saltano fuori Al-Nusra, Isis e salafiti vari.
    E intanto, le accuse ad Assad sull’attacco vengono smentite da più parti (vedere link in basso, ci sono tutti i collegamenti alle varie fonti). Tra le più rilevanti si può citare uno studio sulla balistica dell’attacco del MIT di Boston. Fisica. Dati scientifici. Analisi. Conclusioni. L’attacco non poteva provenire dalle postazioni dell’esercito Siriano. Ma tant’è, è passato del tempo, e figuriamoci se qualche giornalista torna su questi fatti e dice le cose come stanno. Aspetteremo. E nella mente di tutti Assad resta il dittatore che ha gassato il suo popolo (ma inventarsi un’altra trama, dopo l’Iraq, no? Che fantasia).

  • Pat

    E ora veniamo all’attacco dell’altro giorno. A dire subito che è stato Assad è il solito Osservatorio Siriano sui Diritti Umani. L’unica fonte sulla guerra siriana a cui il mainstream ha dato importanza in questi 6 anni di guerra. Andate a dare un’occhiata in rete per vedere di cosa si tratti (volevo farvelo io il riassunto, ma se andate da soli a cercare magari imparate pian pianino cosa vuol dire verificare le fonti. Sarò dunque molto breve). La credibilità di questa organizzazione, vicina all’opposizione (non sono insinuazioni, sono loro, o meglio lui, che lo dice chiaramente), formata da un solo uomo a Londra, con una rete di contatti fidati in tutto il Medio Oriente, è nulla. È uno scandalo per il giornalismo che in una guerra una fonte come questa sia l’unica a cui venga data credibilità, immediatamente, dopo ogni cosa che dice.
    Tant’è, le prove non ci sono, ma il mondo segue a pecora. È stato Assad, o addirittura Putin. Ma veniamo all’analisi seria. Lo smantellamento degli arsenali di cui sopra è stato completato da un pezzo, sul sito dell’OPAC, che ha monitorato l’operazione, si trovano tutti i documenti che lo dimostrano. Aspetteremo che uno qualsiasi dei giornalisti che quotidianamente scrive sulla Siria vada a verificare, o che si ricordi di quanto ha scritto qualche mese fa, quando appunto uscì la notizia dello smantellamento completo degli arsenali chimici. Dunque, non può essere stato l’esercito siriano, perché le armi chimiche non le ha più. Allora è stato Putin. Sono d’accordo, Putin è un assassino pure lui, come tutti gli attori di questa guerra. Ma non è un idiota, anzi, è uno stratega molto furbo. L’idea che l’esercito russo arrivi in Siria e utilizzi i suoi arsenali chimici contro la popolazione è talmente ridicola e insensata (oltre che priva di un qualsivoglia fondamento supportato da prove) che è incredibile che possa essere presa in considerazione da persone che si definiscono “giornalisti”.
    Tra l’altro, poco tempo fa, il vice ministro degli esteri siriano aveva segnalato che gli jihadisti di al-Nusra stesse introducendo in Siria materiale per fabbricare armi chimica. Aspetteremo che uno qualsiasi dei giornalisti che quotidianamente scrive sulla Siria prenda in considerazione questi fatti.

    Proprio stamattina, per l’ennesima volta gli Stati Uniti decidono unilateralmente, e quindi, senza mandato ONU, illegalmente, di attaccare un altro paese. Aspetteremo che nei neuroni di uno qualsiasi dei giornalisti che quotidianamente scrive sulla Siria si insinui il dubbio che l’attacco chimico sia stato solo un pretesto per attaccare e dunque per far cambiare idea a quel credulone cerebroleso di Trump, che solo pochi giorni fa aveva escluso un’uscita di scena di Assad con la forza.

    • Che dire, grazie per il lavoro Pat, ci vuole pazienza a non usare il cuore ma il cervello! Sulla Siria continuerò a farmi un’idea ascoltando Carla Del Ponte. Comunque è un periodo triste per l’informazione, c’è un manicheismo generalizzato che spinge un po’ tutti a trovare il mostro per compiacersi del fatto che dietro la propria barricata (in questo caso rappresentata dalle democrazie occidentali), tutto sommato, non va così male. Io stesso quando vedo i giudici americani mettersi di traverso sulla strada di Trump sono tentato di dare una sentenza di assoluzione all’Occidente perché tutto sommato gli Usa non sono la Turchia, perché Putin certi giudici li farebbe fuori, perché la separazione dei poteri regge, perché… Ma tutto questo non basta, non basta dire che Putin è un despota come Erdogan. Anche perché oggi è un despota domani un prezioso alleato contro il terrorismo. Non basta perché la storia di al Quaida e dell’Isis sono lì a dimostrare che il governo americano agisce esattamente come quello turco o quello russo, salvo avere dieci volte il potere di questi ultimi.
      In sostanza non mi sorprenderebbe scoprire che i “ribelli” sunniti abbiano avuto bisogno del loro storico alleato contro l’ampliamento della sfera di influenza degli sciiti in Siria sostenuto da Iran e Russia.

      L’importante, se si vuole fare informazione, è non schierarsi con nessuno anzi, è imperativo. Perché la piacevole sensazione che dà il manicheismo alla lunga, neanche troppo, lascia l’amaro in bocca (questo unicamente se si è dotati di un minimo di onestà intellettuale, purtroppo). Lo dico in modo sincero poiché pure io, sentita la notizia, ho subito pensato che la colpa fosse sicuramente di Assad.
      A scanso di equivoci sono profondamente distante da gentaglia come Putin e Erdogan, ma ciò non significa che l’Occidente sia meglio di loro solo perché al proprio popolo, generalmente, lascia la libertà di esporessione mentre altrove tira le bombe in testa ai civili. Bombe intelligenti ça va sans dire.

      P.S. leggendo i commenti che arrivano da Facebook sono sempre più orgoglioso di non far parte di quella Coloaca Massima che è il social di Zucherberg… e convinto della sua quasi totale inutilità. Per cui non te la prendere se non rispondono alle tue argomentazioni, su Facebook le argomentazioni contano poco, conta schierarsi.

      • Pat

        Grazie per la risposta! Ne preferisco una sola come la tua, sia o non sia concordante con ciò che scrivo (in realtà qui siamo totalmente sulla stessa linea, ma mi sembra di ricordare che altre volte non era così), piuttosto che dieci che sono d’accordo con me, ma poi fanno gli ultras a tutti i costi per Putin. Da quelli del Gas invece una risposta argomentata non l’aspettavo nemmeno in partenza.
        Bisogna capire che non ci sono buoni o cattivi in queste situazioni, ci sono solo cattivi. Ma non per questo bisogna rassegnarsi al fatto che le cose non cambieranno. Bisogna cercare di capire l’insieme della Storia, le ragioni che ci sono dietro ogni episodio. Con doppi standard, pesi e misure diversi non si va da nessuna parte.

        • Uno che legge prima di commentare

          Meno male che ci siete voi con i vostri papiri che nessuno legge a spiegare come funziona il mondo. Strano che non dirigete il new york times vista la vostra competenza, e siate confinati allo spazio commenti di un blog ticinese. Con un ego talmente smisurato da non capire nemmeno un articolo che parlava di foto e guerre, da tanto eravate impegnati a far geopolitica da bar.

          • Pat

            L’articolo l’ho capito benissimo. Tutti i giornali scrivono per mandare un messaggio. E per un messaggio come “la guerra fa schifo” è evidente che le foto sono molto più efficaci delle parole. Se alle foto si aggiungono però le semplici parole “Les enfants d’Assad” il messaggio diventa duplice: “la guerra fa schifo” ed “è colpa di Assad”. Partendo da ciò mi sembra pertinente fare un discorso sullo stato attuale dell’informazione in Occidente, e su come essa è legata alle azioni dei vari attori della politica internazionale.
            Sempre attendendo delle argomentazioni, un saluto.

          • Meno male che ci sei tu con i tuoi commenti che tutti leggono.

            A proposito, che cazzo di bar frequenti?

        • Tra l’altro venerdì uno come Lucio Caracciolo, mica di certo un Casaleggio qualunque, ha detto testualmente che non si capisce perché Assad avrebbe dovuto fare una cosa del genere e ha aggiunto, da esperto in geopolitica (lui non si limita a “leggere prima di commentare”), che questo non esclude un coinvolgimento del regime siriano. Basterebbe poco, basterebbe essere prudenti prima di dare sentenze, basterebbe ascoltare un esperto piuttosto che un sito di propaganda dei Fratelli musulmani. Quindi oltre alla Del Ponte diamo credito anche a Limes o, per restare in casa, a Dick Marty. O meglio, chi pretende di fare informazione dovrebbe farlo.

  • Ma le prove che sia stato veramente lui?
    Di solito ci vuole un processo… o no?

  • Vi preghiamo di non linkare a siti di dubbia attendibilità, bufalari e legati all’estrema destra. Grazie.

  • A causa dell’aumento del numero di immagini violente che entrano nella nostra quotidianità si assiste ad una sorta di desensibilizzazione alla violenza, l’aumento di questa “violenza visiva” obbliga chi vuole far colpo ad utilizzare immagini ancora più forti, portando ad un ulteriore banalizzazione della violenza da un punto di vista visivo ( non fraintendetemi non intendo dire che è banale quanto successo, anzi).
    Personalmente credo che vi siano altre opzioni rispetto a quella foto ma se l’intenzione era quella di avere un forte impatto sul pubblico, così è stato.
    Non oso pensare in futuro quali immagini possano essere utilizzate per avere un effetto sui lettori ancora maggiore.

  • Un po’ frettolosi ad appoggiare le accuse contro Assad, cari gassosi.

    • L’articolo ha ripreso le dichiarazioni dell’editorial board di Libération, noto covo di fascisti imperialisti. Le ha riprese tra virgolette, e non ha espresso giudizi. Le parti senza virgolette, cioè le mie, hanno discusso del rapporto tra fotografia e contesto, tra immagine e utilizzo. Quindi fai polemica finché vuoi se ti piace e ti fa passare cinque minuti, ma basta (ri)leggere l’articolo per capire che di frettoloso qui c’è solo il tuo commento.

    • Non proprio caro Jacopo, tu affermi anche “Sappiamo. Sappiamo tutto.” Che sappiamo, scusa? Che sono tragicamente morti degli innocenti, certo, che la situazione è terribile, certo, ma tu lasci trasparire altro, e cioè che sappiamo (o, meglio, che tu sai) che è stato Al Assad. E forse è così, ma francamente, ora come ora, molti di noi hanno ancora solo dubbi …

    • Oscar, questi radical chic del cazzo non ti risponderanno mai.
      Ambigui, scrivere articoli per “farsi amici” una certa parte di “””sinistra””” è parte del loro (GAS) scopo.
      Prendere posizione MAI.

    • I tuoi insulti sono molto costruttivi grazie . Potremmo inondarti di link dove prendiamo posizione su molte cose, ma a questo punto metteresti in dubbio anche quelli . La cosa triste è la tua mancanza di obiettività per vecchi rancori o per tue posizioni che si discostano spesso da quando scriviamo e soprattutto dal fatto che solo quello che scrivi tu è giusto e sacrosanto. Non ti interessa il dibattito. E a me non interessa prendermi della radical chic del cazzo. E se non ti sei accorto, Jacopo ha risposto. Semmai può rifare copia incolla

    • A me non sembra proprio che non si prenda mai posizione qua dentro, anzi ho l’impressione contraria. Proprio per quello mi piace il gas

    • Giaci, a prescindere dalla tua opinione sul GAS, sicuramente è possibile essere contrari ed esprimerlo anche in modo acceso ma senza dover ricorrere agli insulti. Cerchiamo, tutti quanti, di moderare se non i toni, quanto meno i termini. Grazie.

  • se mio figlio fosse stato ucciso in quel modo avrei tappezzato i muri del mondo con le sue foto. A me basta anche solo l’esempio della famiglia Cucchi e come ha gestito con le immagini la morte di Stefano. Senza quelle immagini non avrebbe avuto giustizia. Non siamo ipocriti. Apriamo gli occhi e guardiamo tutto. Poi decidiamo come pensarla

  • Vergogna. Fate propaganda di guerra.

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