L’Arte di raccontarla, episodi stravaganti nella storia dell’arte: Il Cristo e il contadino

Di Gherardo Caccia

A Firenze, tra le varie chiese di cui la città toscana è piena due in particolare sono unite da una particolare vicenda, da un’amicizia che, nella miglior tradizione toscana, spesso sfocia spesso nello sfottò e nella rivalsa. Nel 1406 uno dei maggiori artisti in circolazione era senza dubbio Donato di Niccolò di Betto Bardi da tutti conosciuto come Donatello. A Donatello fu commissionato un Crocefisso ligneo da esporre nella Chiesa di S.Croce. Donatello ci lavorò mesi, a vent’anni era una delle prime grandi ed importanti commissioni che riceveva, per di più in una delle più importanti chiese fiorentine, dove già da allora riposavano i più illustri artisti della città. Quando l’opera fu compiuta ed esposta, Donatello invitò l’amico e artista Filippo Brunelleschi a esporre un suo giudizio.

Siamo ben lontani dai concetti del Concilio vaticano II, dove Gesù Cristo viene rivisitato in tutta la sua umanità, ma il Cristo di Donatello è spettinato, con barba incolta, deperito e segnato nel fisico, ben lontano da quei canoni ideali della rappresentazione iconografica del Messia.

Filippo guardò il crocefisso a lungo, ma non riuscì a trattener una fragorosa risata: “Oh non sarà mica un Cristo quello? Hai messo in croce un contadino!” Risentito Donatello apostrofò l’amico irriverente e gli disse di farne uno lui di Crocefisso, se tanto si credeva più bravo. Passarono i mesi, e più nessuno dei due amici sembrava ricordare quell’animato scambbio d’opinioni avvenuto all’ombra del Crocefisso esposto in S.Croce. Una domenica mattina, al mercato, Filippo invitò Donatello a comprar delle uova e del formaggio che si sarebbe mangiato insieme a casa sua, una sorta di brunch tra amici lo definiremmo oggi. Nella loro amicizia Filippo disse pure a Donatello di entrare in casa che lui sarebbe arrivato presto. Donatello anticipô quindi l’amico e arrivò a casa sua, entrò e alzando lo sguardo fece cadere tutto quello che teneva in grembo. Le uova, il formaggio e il resto della spesa finirono sul pavimento. In quel mentre sopraggiunse il Brunelleschi, tronfio della bischerata: “Ma che tu hai fatto? Il nostro desco è tutto per terra, che si mangerà ora!” Donatello era ancora immobile, rimirando quel Crocefisso su cui per mesi l’amico aveva lavorato di nascosto, con le stesse misure e lo stesso materiale, finemente dipinto, dalla pelle candida, il viso rilassato che par che dorma, inchiodato alla croce come fosse adagiato su un letto di rose. Brunelleschi, sicuro della sua vittoria rincarò la dose e chiese all’amico: “O che mi dici ora, ti garba?” Donatello sentenziò, di fronte all’evidenzia: “A te è concesso scolpire Cristi, a me i contadini.”

Oggi il crocefisso del Brunelleschi, che anni dopo sarebbe passato alla storia come il realizzatore della cupola più grande del mondo al Duomo di Firenze, ha trovato collocazione in S.Maria Novella, a due passi dall’omonima stazione ferroviaria, dall’altro capo della città di dove si trova S.Croce dove ancora oggi trova spazio il “contadino” di Donatello.

Il Cristo e il Contadino, il divino e l’umano, il sacro e il profano. Due visioni distinte del mondo e dell’uomo, accomunate da una forte amicizia per cui bastan due uova e un po’ di formaggio per riderci su.

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