Occhio per occhio, il mondo diventa cieco

Di Redazione

Sabato sera, fuori da un locale di Gordola, c’è stata l’ennesima scena di violenza. Tutti i mesi si legge sui giornali che la vita notturna spesso si trasforma in risse, spintoni, quando va male in accoltellamenti. Purtroppo sabato è successo l’irreparabile. Un pugno, si è letto alla schiena. Le dinamiche ancora non sono chiare. Certa è la caduta, poi la morte di un padre di famiglia di 41 anni. Non si può morire così. Non si può morire perché al sabato sera si esce con gli amici. Non si può lasciare una famiglia per un pungo sferrato male. Per una fatalità. Una drammatica, assurda fatalità.

La notizia rimbalza da un portale all’altro. Cominciano le prime ipotesi. Poi emerge l’identità dell’aggressore. Un ragazzo, poco più che ventenne, amante delle arti marziali e di origine straniera. A quest’ultimo dettaglio il web si scatena dando il solito, triste spettacolo. I commenti più in voga sono «in galera e buttare la chiave», l’ormai inflazionato «ci vuole la pena di morte», «solita feccia straniera. Via il passaporto e fuori dai coglioni» e i più originali «gentaglia che non merita di vivere» e le invettive sempre più frequenti contro procuratori e una giustizia assente.

Non voglio entrare nel merito dell’accaduto. Io non c’ero. Non so cosa è successo quella sera. Non conosco la vittima né l’aggressore. Non ho la presunzione di essere in grado di emettere un giudizio. Ma questa storia deve farci riflettere. Deve farci riflettere su cosa porta dei ragazzi usciti per divertirsi a volersi scontrare gli uni con gli altri? Da dove arriva questa rabbia e questa cattiveria? Forse viene da quello stesso web che rabbioso pronuncia sentenze così violente nei confronti di chi, nonostante l’innegabile responsabilità, dovrà vivere tutta un’esistenza consapevole di aver tolto la vita di un uomo e distrutto quella di una famiglia così come la propria. Quel web che al posto di condannare la violenza la amplifica, cercando vendetta, non giustizia. Che non si stringe attorno al dolore di una famiglia, ma si auspica un’altra morte, altro sangue in nome della giustizia.

Sangue chiama altro sangue. Non è una novità che il web si sia trasformato in un enorme piazza, in cui il popolo chiede la testa del colpevole di turno. Non dimentichiamoci però che occhio per occhio, il mondo diventa cieco.

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Sì Michele, il mondo diventa cieco. E il web sta facendo la sua parte. Uno strumento potenzialmente formidabile sempre più volte si rivela come l’amplificatore di bile, odio, rancori. Ma soprattutto di superficialità e pressapochismo: i mali di questi tempi. L’urlo vince sul ragionamento, in politica come nella società. La soluzione facile e diretta alla pancia vince sullo Stato di diritto e sulla testa. Però il web è anche quel posto dove a un portale arrivano lettere come la tua, lettere di chi riflette, di chi davanti a un dramma così enorme riesce – ma soprattutto vuole – spostare più in là il focus, cercare di capire cosa diamine stia succedendo alla nostra società. Vanne fiero, e grazie per i tuoi ragionamenti.

 [j.sc]

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