Quant’è assurda la novità “inchiesta = concorrenza sleale”

Di Jacopo Scarinci

Ha un qualcosa tra l’inquietante e il tragicomico quanto successo ieri a Filippo Suessli, giornalista di Tio. Tornato dalle ferie, sulla scrivania ha trovato una raccomandata dell’avvocato di Argo 1 e del suo amministratore unico. Erano gli auguri di Pasqua? No: era uno sconclusionato invito a smettere di scrivere, perché sennò parte la denuncia. E per cosa? “Diffamazione e infrazione alla Legge federale contro la concorrenza sleale”, bien sûr. Ricorda qualcosa?

Insomma, è un agghiacciante ripetersi di quanto sdoganato con la vicenda relativa all’inchiesta del domenicale il Caffè sul caso Rey: se fai un lavoro giornalistico, approfondito e circostanziato, come fatto dal Caffè o appunto da Filippo Suessli sul caso Argo 1, non stai facendo giornalismo, nossignore, stai facendo concorrenza sleale all’oggetto del tuo indagare e scrivere. Siamo all’assurdo.

Il problema, però, è un altro. E se possibile ancora più grave. Nella raccomandata giunta a Suessli non si fa alcuna menzione dei testi accusati di portare informazioni “del tutto errate in merito all’attività della società e alla persona dell’amministratore unico”. Difatti, Suessli scrive: “Non vi è alcun esempio o accenno ad alcun articolo particolare, questo non ci consente quindi di difendere il nostro operato.” Ed ecco come se nel caso dei redattori del Caffè il tirar fuori la concorrenza sleale fosse semplicemente assurdo, con Suessli e TIO inizia a essere oltreché assurdo pure inquietante: perché è una minaccia, non una risposta. E la minaccia più grande per un giornalista è sentirsi dire qualcosa tipo fermati qui, che sennò ti arriva la denuncia. Come ribadito da syndicom, il sindacato dei media e della comunicazione, ciò “ha un impatto intimidatorio, rischia di imbavagliare il dibattito e limita la ricerca di verità da parte del giornalista”.

Sembra di essere nel Padrino, sembra che da un momento all’alto potremmo svegliarci la mattina con una testa di cavallo mozzata sul nostro letto. Ma è il 2017, e siamo nella civile Svizzera. La libertà di stampa non è mai stata così in pericolo in tempi recenti. E non c’è mai stato bisogno come in questo periodo di giornalisti indipendenti, professionali, puntigliosi e che non ne fanno passare una.

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