Senza SSR saremmo ancora settimi per libertà di stampa?

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Insomma, secondo la classifica annuale di Reporters sans Frontières sulla libertà di stampa in Svizzera siamo messi bene. Settimi, confermando la posizione dell’anno scorso, il 2016, che aveva registrato un balzo in avanti rispetto al ventesimo posto del 2015. Tutto molto bello, certo. Però non è detto che si continui su questa riga, ed è lo stesso report a dircelo. Sono due i punti in questione.

Dall’inizio del 2017 due settimanali, Schweiz am Sonntag e L’Hebdo hanno chiuso. Decine di giornalisti sono stati licenziati, soprattutto a La Tribune de Genève, 24 Heures e Le Temps” scrive infatti Reporters sans Frontières. E qui nel discorso oltreché la libertà di stampa entra in gioco la capacità – o volontà – degli editori di affrontare la crisi della carta stampata. Certo, la concorrenza dell’online. Certo, il calo delle vendite e della pubblicità. Ma se a queste problematiche si risponde impoverendo ancora di più un prodotto già in difficoltà licenziando, chiudendo testate e, nel contempo, non si muove un muscolo davanti a operazioni come quelle della Basler Zeitung e della Weltwoche – con protagonista assoluta una determinata parte politica –, la strada diventa impervia. E anche in Ticino la situazione non è rosea. La recente invenzione del reato di “concorrenza sleale” sventolato in faccia a Il Caffè e Filippo Suessli di Tio, colpevoli solo di aver fatto il loro lavoro, non è un buon viatico. Come non lo è il fatto che a capo del più importante gruppo editoriale del cantone ci sia un giornalista che ha puntualmente opinioni differenti, anche sull’alto concetto di “bufala”, rispetto a quelle del direttore responsabile del quotidiano del gruppo. Ciò che all’apparenza potrebbe essere dibattito interno nasconde una situazione delicata: quella di un amministratore delegato che detta la linea ed entra in redazione. Un unicum.

Il secondo punto Reporters sans Frontières lo spiega con estrema chiarezza, ed è un punto a noi conosciuto: il bombardamento al quale è sottoposto, in parlamento e fuori, il servizio pubblico. E da questo fatto noto partiamo per dire una volta per tutte come sì, il settimo posto in questa classifica debba inorgoglire noi addetti ai lavori e la Svizzera tutta, ma che il futuro potrebbe essere molto meno roseo. Lo smantellamento della SRG/SSR che seguirebbe a un’eventuale vittoria dell’iniziativa No Billag ci renderebbe tutti più poveri e meno liberi.

In tutto questo, e a corollario di tutto, è divertente immaginare le facce degli analisti di Reporters sans Frontières nel leggere un finanziere affermare che non pagherà più il canone perché il servizio pubblico ha trasmesso un documentario di Noam Chomsky.

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