Si può aver ragione, ma anche torto

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A me il “caso” Bosia Mirra ha colpito fin dall’inizio. Granconsigliera, socialista, si impegna a favore dei migranti a Como. A un certo punto decide di aiutarne alcuni ad entrare in Svizzera. Premesso che la motivazione umanitaria non è in discussione, a mio modo di vedere quanto avvenuto può essere letto in due modi.

Bosia Mirra ha violato la legge. L’ha ammesso lei stessa precisando che, secondo lei, la legge è sbagliata. Opinione rispettabile, ma opinione. Bosia Mirra è stata raggiunta da un decreto d’accusa, ma ricorrerà. La presunzione di innocenza vale per lei come per chiunque altro, e questo fino all’ultimo grado di giudizio: la corte europea dei diritti dell’uomo (unica istanza in cui – parere mio -ha qualche possibilità). Ora, la domanda è una: visto che nel primo grado di giudizio è stata condannata, deve restare in parlamento o no?

Questione interessante. Il parlamento è il luogo laddove si fanno le leggi, non per niente è chiamato anche “legislativo”. È giusto che una persona che la legge l’ha violata vi rimanga? Forse no. Ma se quella persona quella particolare legge la ritiene ingiusta, e vorrebbe cambiarla, non ha senso che ne abbia la possibilità? Considerando che il parlamento deve essere rappresentativo di tutte le opinioni politiche, forse sì.

Ora voi vi aspettate una conclusione. Io non ce l’ho una conclusione. E neppure un’opinione. A volte bisogna avere l’umiltà di ammettere di non sentirsi in grado di giudicare. Lascio a voi i commenti, invitandovi magari a ragionare sull’opportunità e non sui principi, partendo dal presupposto che – comunque la si pensi – ognuno di noi potrebbe aver ragione, ma potrebbe pure aver torto. Compresa Lisa Bosia Mirra, ovviamente.

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