“Un nuovo Medioevo”

Di Redazione
Stato di paura. Siamo tutti spaventati, questa è la mia impressione. Non conosco le cause, ma i sintomi a me paiono quelli. A me pare di vedere una società in cui ogni cambiamento è guardato con sospetto. Odio e negatività verso chi è straniero, diverso, sconosciuto. Come se ciò che non si conosce debba essere per forza malvagio, a partire dal progresso.
Ma soprattutto vedo il bisogno di dare un senso razionale a ciò che razionale non è. Col risultato che ad ogni caso di cronaca nera si tentano di dare spiegazioni ridicole: le donne vengono violentate perché si vestono troppo sexy, i 43enni uccisi perché a quell’età in discoteca non ci devono andare, gli incidenti avvengono o perché quello ha bevuto, o perché quell’altro non rispettava le regole. Regole. C’è una corsa a rifugiarsi nelle regole che sfiora la paranoia. Non solo le regole della legge (che ci sta, ci mancherebbe), ma le regole del branco: perbenismo, isolazionismo, schematicità. La corsa alla nazionalità di chi sgarra mi pare inserirsi in questo bisogno di darsi spiegazioni, di tranquillizzarsi attraverso l’anormalità: “eh, ma è un rifugiato, eh, ma non è un vero svizzero/italiano/americano/arabo. Come se fosse importante la carta di identità di quello che ti ammazza.
Ci creiamo l’illusione che se non usciamo dai binari non potrà succederci mai nulla di male. Ma poi il male succede lo stesso. E allora ci arrabbiamo, e quel che è peggio è che la rabbia ci pare pure giustificata a quel punto. Perché siamo a questo punto? Gli attentati? Il mercato globale? La società multietnica? Non lo so. Ma a me, più che un problema politico o sociale, pare un problema culturale. Oggigiorno la cultura la si consuma come il resto: freneticamente: al massimo 90 minuti, il tempo di un film. Fast food, fast life, fast love. Fast tutto. Leggere un libro, magari un saggio, fare un corso, approfondire, è materia per pochi. E quei pochi vengono per lo più derisi e odiati. Come se conoscere sia diventata una colpa. Come se l’apertura mentale sia un crimine. Ma il problema è che senza cultura, senza progresso, senza apertura mentale, sparisce qualcosa di fondamentale: l’autocritica.
Così tutti pensiamo che non sia mai colpa nostra. Perché noi siamo tanto buonini e le regole le rispettiamo, anche quelle non scritte. Quindi cerchiamo altri colpevoli, trovandoli il più delle volte così, random. Ma così l’umanità non cresce, va verso il declino. A me pare che ci stiamo avviando verso un nuovo Medioevo.
Gino Ceschina

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