“Vittime di noi stessi”

Di Redazione

E poi ti ritrovi a pensare che tra due anni non vorresti mai morire per un pugno codardo dato alle spalle, violenza senza movente, senza tregua, violenza di chi a 21 anni é giá morto dentro. Vittima inconsapevole di se stesso.
Un pugno al muro avrebbe rotto una mano, invece si é spezzata una vita.
Tutto questo fa male, eppure non credo sia una questione di etnia, é una questione di ció che noi 40 enni stiamo lasciando ai nostri giovani, alle giovani generazioni che si affacciano a questo mondo che va alla deriva. Un vuoto esistenziale da riempire con il primo brivido che, spesso, é pure l’ultimo.
Spero che un giorno, per tutte le persone coinvolte, possa arrivare il perdono, un ultimo miracolo prima di arrendersi.
Non sto giustificando nulla, per gli imbecilli che lo penseranno, soffro per questa morte assurda per cui ho il massimo rispetto e per la quale pretendo come cittadino una pena esemplare (non si puó confondere un muro con la schiena di un essere umano, no, ci sono limiti che non vanno superati, anche a 21 anni). Sto solo realizzando che alle volte la sconfitta dell’umanitá si fa sentire più vicina e tangibile e allora la vedi negli occhi e fa più paura.
Usiamo questa paura per unirci. Per riconoscerci simili. Apriamoci all’Amore. Non c’é altra via.

Luca Soldini

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