Carceri israeliane: la fame come arma

Di

Il 17 aprile 2017 Marwan Bargouti, leader di Al Fatah, dalla prigione di Hadarim in Israele ha indetto uno sciopero della fame per denunciare le illegalità perpetrate nei confronti dei detenuti. Tra queste troviamo incarcerazioni senza accusa e senza processo, trattamenti disumani e degradanti anche nei confronti di minori, umiliazioni, minacce, pestaggi, privazione del sonno, isolamento totale, esposizione a temperature estreme e a suoni assordanti; dal 1967 circa 200 prigionieri minori sono morti a causa dei maltrattamenti.

Allo sciopero aderiscono oltre 1’500 prigionieri politici che chiedono il rispetto degli standard di reclusione minima, che comprendono la possibilità di comunicare al telefono con le proprie famiglie e ricevere le loro visite almeno due volte al mese per una durata di un’ora e mezza, ricevere cure mediche adeguate e regolari, il rilascio dei prigionieri senza speranza di guarigione. Chiedono il miglioramento del trasporto disumano dei prigionieri, chiedono il diritto di non morire di freddo o di caldo, di nutrirsi di cibo sano e di poter leggere e studiare.

Sabato, il 27 maggio, in tarda mattinata, dopo oltre 40 giorni e a poche ore dall’inizio del Ramadan, viene interrotto lo sciopero della fame; i servizi di sicurezza contro il parere del governo e del ministero della sicurezza interna che s’opponeva a qualsiasi trattativa, spingono per l’apertura di un negoziato con i detenuti perché consapevoli del peggioramento di salute di molti di questi (18 di loro erano già stati ricoverati in ospedale), e perché la tensione nei territori occupati era salita alle stelle, mobilitando diverse migliaia di palestinesi sia nelle città che nei villaggi.

L’associazione “Free Marwan Bargouti” comunica l’accordo raggiunto, e dichiara “un importante passo verso il pieno rispetto dei diritti dei prigionieri palestinesi, secondo il diritto internazionale“. Questo sciopero della fame ha posto l’accento sulle disumane condizioni dei detenuti politici palestinesi in Israele, detenuti ai quali non è stata lasciata altra scelta che digiunare e rischiare la salute o la morte per ottenere diritti basilari.

Ti potrebbero interessare: