Crotta, le ombre aumentano

Lasciamo perdere i facili giustizialismi e cerchiamo di attenerci ai fatti. La recente inchiesta di Patti Chiari non è, come molti pensano, un proditorio attacco immotivato ma, molto più oggettivamente, la goccia traboccata di un vaso a lungo riempito. Possiamo discutere per giorni se le foto degli ortaggi mezzi marci o l’igiene scarsa siano create ad arte o addirittura costruite, come alcuni credono. Crotta non è la prima volta che assurge agli onori della cronaca, sia per problemi di igiene, sia per magagne col personale. E parlare di magagne è forse riduttivo.

Infatti ci viene da mettere da parte sedani e borlotti per parlare di persone. Questioni dubbiose: contratti poco chiari e situazioni al limite del tollerabile non fanno onore a nessuna attività, soprattutto a una che distribuisce verdure ai tre maggiori gruppi al dettaglio in Ticino e che affitta (25’000 metri a 60’000 fr l’anno) i terreni alla cooperativa l’Orto, che si occupa dell’inserimento lavorativo di persone svantaggiate. Insomma, siamo onesti, quello di Crotta è comunque un piccolo impero tra verdura, sociale e agriturismo. Chiariamo comunque che la cooperativa l’Orto non ha nulla a che fare con le questioni lavorative e finanziarie di Crotta, anche se lo stato affitta i terreni dallo stesso imprenditore.

Ma torniamo indietro per collocare meglio la questione che ci sta a cuore, quella del lavoro. Nel 2013, Crotta riceve una denuncia per lavoro nero e maltrattamenti:

Ho lavorato in tutto il mondo, anche in Paraguay, ma il Terzo Mondo l’ho trovato in Ticino. Ho visto con i miei occhi prendere a calci negli stinchi i lavoratori, colpirli, umiliarli, spolparli fino all’osso di lavoro per 16/18 ore al giorno. Tutto questo per dormire su un materasso, avere da mangiare e qualche centinaio di franchi in tasca”. Questo raccontava al settimanale sindacale Area il 64enne denunciante nel maggio del 2013. Sempre secondo Area, l’uomo dormiva in un sottoscala e percepiva uno stipendio di 1’585 franchi lordi

Nel maggio del 2015 ci fu un blitz presso il suo agriturismo al Cairello, per reati di natura finanziaria e contro le persone. Al blitz, che coinvolge anche una scuderia, parteciparono il veterinario cantonale, l’Ispettorato del lavoro e l’Istituto cantonale d’igiene. Come scrive il Corriere del Ticino:

“A segnalare il 61.enne, domiciliato nel Luganese, sarebbero stati tre ex dipendenti della struttura capitanati dalla stessa persona che due anni fa aveva già sporto una denuncia penale per gli stessi motivi. Circostanza durante la quale Enzo Crotta era stato interrogato dalla polizia cantonale unitamente all’Ufficio dell’ispettorato del lavoro e subito rilasciato, proclamandosi innocente (…)”

Oggi, in seguito al servizio di Patti Chiari, sorgono nuovi dubbi. Le ultime notizie parlano di camion italiani che nottetempo scaricavano verdure che venivano poi rietichettate come ticinesi. L’ACSI è decisamente sul piede di guerra, trovando infatti (e a ragione) inaccettabile che i controlli venissero fatti non a sorpresa ma su preavviso, vanificandone così l’utilità.

Noi non accusiamo Crotta, non ne abbiamo bisogno. Ci limitiamo a raccogliere i fatti. Fatti che però, oggettivamente, rendono sempre più difficile la difesa a oltranza dell’imprenditore ortofrutticolo.

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