“I Grigioni non possono rinnegare la propria natura”

Della sentenza con cui il Tribunale federale ha rigettato il ricorso contro l’iniziativa che, in canton Grigioni, porterebbe se approvata a insegnare solo una lingua straniera nelle scuole primarie – quindi altamente penalizzante per i grigioni italofoni –, ci siamo già occupati raccogliendo l’opinione del segretario della Pro Grigioni Italiano, Giuseppe Falbo.

Vista l’importanza del tema, abbiamo raggiunto anche Alessandro Della Vedova, Podestà di Poschiavo e gran consigliere.

Signor Della Vedova, il Grigioni è un cantone trilingue. La decisione del Tribunale federale, però, mette seriamente a rischio questa peculiarità. Qual è la sua opinione da podestà di un comune orgogliosamente di lingua italiana?

Innanzitutto provo un misto di delusione e rabbia per la mancanza di sensibilità dei promotori dell’iniziativa. Anche la decisione da parte del Tribunale federale lascia tanto amaro in bocca, alla luce del fatto che non è chiara e univoca (3 giudici favorevoli e 2 contrari); ancorché numericamente contraria a noi italofoni e romanciofoni, la sentenza lascia infatti spazio a molte interpretazioni. Infine mi fa specie la leggerezza di alcune argomentazioni dei promotori dell’iniziativa, come ad esempio il sostenere che imparare contemporaneamente due lingue “straniere” (per un Grigioni ufficialmente trilingue, definire il romancio, il tedesco e l’italiano “lingue straniere” suona alquanto beffardo!) sia un compito troppo arduo per i bambini delle elementari. Se riescono a farlo i nostri ragazzi di cultura neolatina con il tedesco e l’inglese, non si capisce perché non debbano riuscirci i loro pari di cultura teutonica con l’italiano e l’inglese. Temo che il problema debba essere ricercato più in alcuni insegnanti che non nei bambini stessi.

Il futuro dell’italiano è a rischio? Sarà sempre più confinato alle valli italofone del Grigioni o, nonostante questa decisione del Tribunale federale, secondo lei ci sono prospettive per la nostra lingua?

L’ultima parola spetta ora al Popolo e non nascondo di confidare molto nella sua proverbiale saggezza. In fondo, un Cantone che ha la presunzione di essere cosmopolita e mira a rafforzare la propria posizione nell’arco alpino in chiave turistica, non può prescindere dal comunicare anche in italiano. Per rispondere invece alla prima domanda: non penso che l’italiano stesso sia a rischio nei Grigioni, alla luce del fatto che è una lingua parlata da almeno ca. 60 milioni di abitanti in Europa e quindi dispone di un solido retroterra. Oggettivamente la vedo invece più dura per il romancio nel medio-lungo periodo.

Lei siede anche nel Gran consiglio, luogo dove perora la causa della Valposchiavo. Qual è l’orientamento dei membri non di lingua italiana? Riesce a trovare sinergie o è una battaglia costante?

È oggettivamente una lotta continua e comunque dobbiamo stare attenti a non essere dispersivi e avere la presunzione di voler, o dover, combattere ogni battaglia. Questo ci renderebbe antipatici e ci appiccicherebbe l’etichetta dei piagnoni. Dobbiamo quindi concentrarci sulle battaglie essenziali e in cui la posta in gioco è alta. Quella dell’iniziativa sulle lingue straniere è una di queste e sono fiducioso che con una campagna di sensibilizzazione mirata, intelligente, ferma nella sostanza, ma pacata nei toni, riusciremo a vincerla. I Grigioni non possono infatti rinnegare la propria natura ed essenza…

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