L’Arte di raccontarla, episodi stravaganti nella storia dell’arte: la Cappella Sistina

Di Gherardo Caccia

Frank Mershberger era un chirurgo. O forse lo è ancora. Non ci è dato sapere che età avesse nel 1975, ma sappiamo dove ha trascorso le sue vacanze. Nel 1975 Frank si trova a Roma per passare le ferie. A Roma c’è un sacco di cose da vedere, ma una tappa obbligata sono senza dubbio i Musei Vaticani e la Cappella Sistina. Il Signor Mershberger entra nella Cappella, culla secolare del cristianesimo. Laddove ad ogni elezione papale camminano i cardinali durante il conclave ora ci sta camminando lui. Il chirurgo però ha lo sguardo proiettato sulla spettacolare navata dipinta da Michelangelo Buonarroti e terminata nel 1512. L’imponenza dei profeti, la fisicità delle sibille, e poi tutte le scene della Genesi, che da piccolo si sorbiva in sinagoga, essendo lui di origine ebrea. Ecco dunque susseguirsi nella linea centrale della cappella la divisione tra cielo e terra, la creazione della luce e delle piante sino a giungere alla famosissima creazione dell’uomo. Frank l’ha vista centinaia di volte sui libri quell’immagine, quelle dita che sembrano toccarsi e non si toccano mai, avrà anche deriso il povero Adamo ritratto con delle dimensioni dell’apparato riproduttivo a dir poco modeste e Dio, lanciato nel vuoto, sorretto da misteriosi personaggi tutti all’interno del suo mantello che si gonfia proprio a causa del moto volante del divino ed eterno.

Voi quante volte l’avrete vista quell’immagine? Un’icona della Storia dell’Arte insieme alla Gioconda, il David, i Girasoli di Van Gogh e gli orologi molli di Dalì. Ora, se state ancora leggendo prendetevi del tempo e andate a cercarvi proprio quell’immagine: La creazione dell’uomo. L’avete trovata? Bene, possiamo proseguire.

Frank sta guardando quel capolavoro posto a 30 metri sopra la sua testa e non riesce a capacitarsene. Abbiamo detto che il Signor Mershberger è chirurgo, supponiamo che sia anche un buon chirurgo, quindi conosce alla perfezione le varie parti del corpo, soprattutto gli organi interni. Lì a trenta metri d’altezza lui non vede più un affresco rappresentante Dio nel suo mantello intento a creare l’uomo a sua immagine: il dott. Mershberger riconosce perfettamente la sezione dell’emisfero destro del cervello umano. Nel bel mezzo del capolavoro michelangiolesco c’è una sezione del nostro cervello, sopra la testa di cardinali e pontefici troneggia un sezione di un organo umano. Frank guarda e riguarda l’affresco e riconosce ogni cosa: cervello, cervelletto, lobo occipitale, corteccia e tronco celebrale, c’è tutto. Tutto è sapientemente dissimulato attraverso giochi di colore e forme da Michelangelo.

Siamo però nel 1512, e se volevi vedere una sezione di un cervello umano non avevi altre possibilità che partecipare a lezioni d’anatomia clandestine o peggio, scoprirlo da te se tanto ti interessava. La sezione e utilizzo di cadaveri, sebbene a scopo scientifico, era proibito, soprattutto nello Stato Pontificio, ma sulla testa dei papi per 463 anni vi è rimasta indisturbata una sezione del cervello umano.

Michelangelo non ce lo pone in un affresco qualsiasi questo particolare, non è un semplice sfizio, una rivalsa a quel Papa, Giulio II, che lo costrinse per 4 anni a lavorare a quell’affresco, lui, che non aveva mai affrescato nulla in vita sua.

Il dipinto raffigura la creazione dell’uomo da parte di Dio e quest’ultimo è inserito in questa forma celebrale. Ci si apre un dilemma quindi. La creazione dell’uomo come disegno elaborato dalla grande mente del divino? Oppure il divino, frutto medesimo della mente dell’uomo? Chissà che cosa aveva in mente Michelangelo, e chissà che risposta si sarà dato Frank Mershberger.

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