“Oggi, finalmente, abbiamo un’ambulanza”

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Mi ha scritto Amref Health Africa – Italia, e quando mi scrivono loro io mi inchino, elaboro e scrivo, perché non posso farne a meno. E dunque eccomi qui a raccontarvi una storia, così come mi viene.

In questi giorni è stata la giornata mondiale delle ostetriche, una di quelle “giornate di” che non servono a niente, se non riusciamo a coglierne l’opportunità. E l’opportunità, che è poi un sinonimo di possibilità ma un passo avanti, è imparare a impastare le storie degli altri con le proprie; provare a capire che ci riguardano, queste storie, e che se muore un bambino è un dolore per il mondo, non solo per il papà. E che per scrivere “cambiare” bastano otto lettere, ma per riuscirci davvero è un po’ più lungo e bisogna avere gambe buone e cuore ottimo. Come Amref. Dal 2012 ha formato oltre 8mila ostetriche. Ogni anno un’ostetrica assiste 500 donne e i loro figli, e mamme più figli vuol dire famiglie. Ecco cosa c’entrava la “giornata di”. Per ricordarsi che cambiare è possibile, e che partire dalle mamme e dai bambini è la cosa più giusta del mondo.

Donare, aiutare economicamente, è importante. Non giriamoci intorno. Se smettessimo tutti di donare, qualsiasi associazione, onlus, gruppo, sarebbe costretta a smettere di aiutare. Perciò io un link ve lo lascio:https://www.amref.it/.
Però io penso pure che sia importante, non so se più o meno del donare, conoscere le storie. Perché le storie fanno la consapevolezza, e senza quella non si fa niente.

Sud Sudan – Joseph, Ostetrico
“Ho deciso di diventare ostetrico perché nella mia comunità c’era un bisogno reale di ostetriche. Voglio aiutare le madri a non morire a causa di problemi semplici che ora so affrontare. Voglio aiutare i bambini a non morire per complicazioni che si possono risolvere. Sì, per questo ho scelto di diventare ostetrico”.

Kenya – Queen Wambua, Community Health Worker
“Avevamo molti problemi e continuavano ad aumentare. Non avevamo un’ambulanza, quindi la improvvisavamo con una carriola per trasportare le donne dal villaggio alla clinica quando si verificavano complicazioni. Le donne con complicazioni, su una carriola spinta a mano. Oggi, finalmente, abbiamo un’ambulanza”.

Viva la vita

Saverio Tommasi

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